Dedicato a Ilaria: Franzisco, il domatore di tempeste

Franzisco era diverso dagli altri ragazzi.

Quando guardava un tramonto, in quella effusione di colori cangianti di secondo in secondo , era come leggesse uno spartito musicale e le note gli echeggiavano nella mente.

A quel punto le sue mani dovevano suonare la sinfonia che vedeva scritta lì, pronta ad a essere letta.

Questo succedeva ogni volta che vedeva i colori.

Non era vita facile la sua. Sentire, leggere la musica e non poterla immediatamente suonare su un

pianoforte o una chitarra.

Hai presente? Con tutti gli impegni di scuola, di casa, di vita.

Eppure Franzisco doveva suonare e dunque girava sempre con una chitarra. Aveva il pregio di essere leggera e trasportabile. Lo accompagnava come una appendice del suo corpo.

Franzisco lo strano, lo chiamavano, e qualcuno a volte, parlando di lui, si toccava la fronte come a dire “ poveretto, è un po’ tocco”. Solo che la sua “ mania” come la chiamavano gli altri, era innocua e anzi gradevole. Piaceva la musica che strimpellava per strada, in classe, nel parco, ovunque fosse.

Questa caratteristica gli comparve sin da piccolo, dopo un febbrone altissimo. Era guarito ma non era più lo stesso bambino.

Ora la musica che nasceva dai colori lo accompagnava sempre. Ciò gli creava una gioia grande ma anche una immensa solitudine.

Non aveva incontrato fino ad ora nessuno che comprendesse ciò che lui tentava di spiegare.

Non riusciva a condividere ciò che sentiva, emozioni, bellezza, impellente necessità di replicare i

suoni che gli arrivavano dal mondo intorno.

Così a un certo punto smise di dare spiegazioni del suo continuo suonare e fece ciò che sentiva necessario per il suo stare bene, non preoccupandosi di ciò che la gente poteva pensare o dire di lui.

Nemmeno in famiglia lo sapevano comprendere ma temevano altre ricadute febbrili  per cui lo lasciavano libero di esprimersi come, quando e quanto voleva.

La fama di Franzisco cresceva anche perchè la sua stranezza, chiamiamola così, sapeva creare una

atmosfera speciale . Pian piano fioccarono inviti a varie feste, quando gli organizzatori chiedevano un tocco di “ specialità”.

Lui ci andava se gli garbava, non gli interessava la fama che gli cresceva intorno e non

suonava su ordinazione.

Non sapeva nemmeno Franzisco quale fosse la combinazione di colori che dava vita alla musica che lui sentiva, era già impegnato a suonarla, non si curava di sapere come e perché gli capitasse tale fenomeno.

Un giorno il cielo si fece cupo, era prevista un’ondata potente di maltempo e in quella settimana di danni le alluvioni ne avevano creati tanti.

Non era certo un cielo colorato: dominava il grigio fumo, spruzzato qua e là da ciuffi di nuvole grigie o bianche, tirava un’aria di bora che scoperchiava i tetti.

Franzisco venne sorpreso per strada dall’improvviso temporale, vide all’orizzonte una tromba d’aria

avvicinarsi, gialla e sempre più ingombrante. Non riuscì a scappare, le sue gambe immobili osservavano quel fenomeno inusuale e la mano cercò la chitarra.

Cominciò a suonare, musica potente, a tratti rabbiosa, a volte mugulante, da brivido insomma.

Era sulla strada vuota, chi aveva visto la tempesta si era messo al sicuro.

Lui e il suo ciuffo al vento, soli sullo stradone e davanti quella colonna d’aria che a un tratto si mise a

danzare al ritmo della sua musica. E il suono mutava , le note ora si facevano più leggere, sembravano rincorrersi quasi sbarazzine, una cascata di risate, e la tromba d’aria si dissolveva, si rarefaceva, si espandeva larga fragile lenta, come un’onda leggera.

Franzisco aveva domato la tempesta.

Lui, il ragazzo della chitarra, sapeva parlare il linguaggio dei colori del cielo, sapeva comunicare a nuvole e vento e neve e pioggia.

Crebbe, girò il mondo, venne intervistato dai media più importanti, da scienziati e dottori, c’era chi voleva studiare il suo encefalogramma, chi voleva studiarlo sotto ipnosi.

Franzisco rifiutò, si allontanò dalle luci della ribalta, quanto più lo cercavano tanto più si rintanava.

Si veniva a sapere solo a distanza di tempo dove era stato e cosa era successo là nel luogo ove si trovava.

Indirettamente, si venne a sapere che un tifone non si era abbattuto su Singapore come previsto dai

meteorologi, che sul deserto era caduta molta pioggia contro ogni evidenza e ragionevole certezza

scientifica, che una in una zona di guerra si era trattato per la pace.

All’inizio erano notizie casuali, poi qualcuno, curioso, provò a seguire gli spostamenti di Franzisco e mise in relazione la sua presenza con ciò che accadeva nelle varie parti del globo.

Franzisco, che sapeva leggere la musica nei colori , che parlava con pioggia e vento, crescendo aveva

imparato a vedere la musica dei sentimenti, e la suonava, e parlava il linguaggio dei cuori.

La sua foto non compariva su nessuna rivista né in alcun talk show, ma era più famoso di ogni altro

personaggio, vip, star o politico che fosse.

Era desiderato ovunque e lui accontentava un po’ tutti.

Giramondo come era divenuto, aveva fatto della Terra intera la sua casa.

ragazzo-con-una-chitarra
Lunedì 24 novembre 2014 – per il compleanno di Ilaria

One thought on “Dedicato a Ilaria: Franzisco, il domatore di tempeste

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