Aligi e Anna

La storia cominciò un giorno in cui era scoppiato un temporale improvviso e violento. Loro erano nella serra, stavano giocando a nascondino tra le piante. Un botto e chissà come e perché esplose la vetrata. Tutto in frantumi.

Aligi e Anna si erano istintivamente nascosti sotto un tavolo da lavoro. Fu una fortuna perché scansarono i mille cristalli che volavano ovunque.

Poi la tempesta sfumò velocemente e tornò il sole come niente fosse successo.

Dandosi la mano i due fratelli uscirono piano dal nascondiglio. Fuori c’ era il disastro: rami spezzati, vasi a terra, piante sradicate.

Anna guardava il fratello con occhi stupiti. Qualcosa di strano le era successo, si sentiva immersa in un silenzio totale. Guardava Aligi che le stava parlando ma lei vedeva solo le labbra muoversi. Non udiva alcun suono.

Si impressionò e cominciò a battersi i palmi delle mani sulle orecchie come per togliere un tappo.

Aligi si accorse che Anna non lo sentiva perché le aveva fatto delle domande ma lei anziché rispondere, stava lì a giocare con le mani sul volto. Ma come? In quel momento così tremendo lei giocava?

La strattonò per la manica e alzò la voce per attirare la sua attenzione. Anna lo guardava e scuoteva la testa e ora si era pure messa a piangere. E gli diceva che non udiva nulla, nessuna voce, nessun suono.

Aligi capì che l’esplosione aveva rovinato il suo udito.La calmò carezzandola:

Tranquilla Anna. Il forte boato dell’esplosione ti ha momentaneamente paralizzato l’udito, ma vedrai, un po’ di pazienza e tornerai a sentirci benissimo”.

Avevano giocato più volte fingendo di essere sordi e imparando a leggere i movimenti delle loro labbra per cui non fu difficile per la ragazzina capire quello che Aligi le stava dicendo.

Si diressero verso casa. Dove prima sorgeva la loro casetta bianca ora c’era uno spiazzo vuoto, a fianco era apparso un laghetto. A quel punto anche Aligi non si sentì più così tranquillo.

Mentre pensava al da farsi, cominciò a lanciare sassi nell’acqua: splasch, sploch, splich, i suoni variavano a seconda della distanza di lancio e delle dimensioni del sasso.

Strano, non ci aveva mai fatto caso prima. Ma ora che Anna aveva perso l’udito a lui pareva di sentire tutto amplificato e forte, quasi anche per lei.

Sguissss, dall’acqua emerse la testina di una biscia, che ridacchiando li salutò.

Benvenuti ragazzi! Vi aspettavo. Non avete nulla da chiedermi? Eppure so che siete nei guai. Chi arriva su queste rive di solito ha bisogno di aiuto. E io sono qui apposta per offrirlo”.

Aligi stupefatto chiese:

Chi sei? Come potevi aspettarci? Qui non c’erano laghetti fino a poco fa. Qui c’era il prato di casa.”

Dimenandosi bene bene, sguissss, sguisss, la biscia d’acqua rispose:

Lo so Aligi e so pure che Anna non mi può sentire, per questo mi rivolgo a te. Io sono il Re del lago, Ser Verdone. Tutta colpa di Tifone. Voi credete che sia una tempesta invece è un Mago molto potente e di questi tempi anche un po’ arrabbiato. Ma tranquilli, anch’io sono magico”.

I due ragazzi guardarono attentamente la biscia e sì, sulla testa aveva una coroncina d’oro. Stringendo la mano della sorellina Aligi domandò:

Allora Ser Verdone, tu dici di essere magico. Sai portarci a casa? Così sta storia finisce, Anna andrà dal medico e guarirà. “

Sguissss, il Re del lago si lanciò in lunghi sguazzamenti e poi sbatté la coda tre volte e dall’acqua uscirono tre cavalli bianchi.

Ser Verdone parlò:

Aligi, nulla è impossibile. Basta rompere il Vetro di Cristallo e tutto tornerà come prima. Quel Vetro copre la realtà che tu conosci, Tifone vi ha portato nel Mondo di Magia.”

Ser Verdone, non ho paura, solo dimmi dove posso trovare il Vetro di Cristallo e io lo romperò”.

Anna poteva seguire il dialogo solo in parte. Leggeva sì le parole sulle labbra del fratello ma non capiva nulla di ciò che raccontava Ser Verdone. Più che parlare sibilava con la sua lingua, lunga, stretta e mobilissima come una frusta. Ma aveva tanta fiducia in Aligi: se lui stava parlando qualcosa di buono avrebbe concluso di sicuro.

Ser Verdone continuò:

Vi presto i miei fidi collaboratori: Alfa , Beta, Gamma. Vi accompagneranno lungo la strada e vi aiuteranno.”

A quelle parole i cavalli salutarono Ser Verdone con un forte nitrito e si diressero verso i ragazzi. Che vabbè, ora avevano tre aiutanti ma per il resto non sapevano nemmeno da dove cominciare.

I cavalli si inchinarono davanti ai due fratelli e li aiutarono a salire in groppa.

Senza parlare partirono veloci come la luce, saltavano fiumi e foreste. Cavallo Alfa correva senza cavaliere, a briglie sciolte. Era lui la Guida.

Quanto corsero così, capelli al vento, oplà, al galoppo, oplà un salto?

D’improvviso si arrestarono inarcando le schiene, roba da far cadere il più bravo dei cavalieri. Il cavallo – guida parlò, cominciando con un sonoro nitrito.

Siamo arrivati. Ora tocca a voi superare la prova. Vedete quella foresta? Dovete attraversarla e arrivare a una radura. Là troverete una capanna abitata dal mitico Fauno. Solo lui può guarire Anna ma…. “

Ma..? chiese Aligi.

Ma non sarà facile convincere Fauno ad aiutarvi. Vuole vivere lontano dagli uomini. Per questo si è ritirato nel cuore della foresta e non permette a nessuno di avvicinarsi”.

E allora noi che faremo? “ domandò Aligi sconsolato. “ Già siamo due ragazzini soli, vestiti con jeans,maglietta e scarpe da ginnastica, non abbiamo cibo né armi, né una mappa per orientarci. Come faremo?”

Cavallo Alfa rispose:

Qui si vedrà la vostra bravura. Dipende da voi. Sta a voi riuscirci”.

E in un battibaleno i tre cavalli sparirono alla vista.

Anna si fece raccontare dal fratello quel che stava accadendo e quasi pianse di paura e di sconsolazione.

Aligi non poteva sopportare il pianto della sorella e comunque erano in ballo, loro due, non c’era nessuno cui chiedere aiuto.

Gambe in spalla sorellina. Entriamo nella foresta” esclamò con l’ aria più convincente e allegra che riuscì a trovare.

Subito i rumori della foresta si fecero sentire. Ululati, gridi, squittii, fruscii di rami di foglie, rumori di serpi e voli di uccellacci.

Aligi si spaventò. Anna invece non udiva e camminava tranquilla attenta a dove poggiava i piedi e cercando, se possibile, un sentiero. Chiaro che lì di strade e stradine nemmeno l’ombra ma Aligi guardando la sorella si fece coraggio. Erano già nel fitto ombroso bosco quando “ Zac” ai loro piedi cadde un albero gigante. Seguì un ululato.

Lo scansarono per un pelo e si guardarono attorno vigili e impauriti. Possibile che fosse caduto da solo? Lo osservarono ben bene e videro che il tronco era segato con cura. Cercarono attorno figure umane, forse dei tagliaboschi? Macché, neanche l’ombra di un gatto c’era. Chiamarono ad alta voce, anche Anna.

Ehi “ C’è qualcuno ? Chi c’è? Aiutateci!”

Ma l’eco delle parole si perse nel verde e rimbombò lontano. Ripresero la strada, mano nella mano. Erano mani sudaticce, sapete quando c’è paura le mani diventano molli e appiccicose. Però non cedettero allo spavento. Scavalcarono il tronco e via.

Passarono ore a camminare tra rovi e cespugli, felci e rami spinosi, ragni, bisce, rane. Camminavano da tempo, cominciavano a zoppicare, erano stanchi , affamati e un po’ sfiduciati.

Decisero di fermarsi un pochino, giusto per riprendere fiato. Cercarono un angolo in cui sedersi a riposare e credettero di averlo trovato quando si accorsero di sprofondare. Pareva un tappeto di muschio . Era invece la superficie di un piccolo stagno coperto da quelle microfoglioline che nascondono l’acqua.

Fecero un salto che nemmeno un capriolo li avrebbe uguagliati in bravura e per fortuna caddero su un terreno solido. Si sentì nell’aria un potente battito d’ali e un grido di rapace forava l’aria.

Mamma mia che paura! Si guardarono attorno e raccolsero un bastone ciascuno. Ora avanzavano battendo ben bene il terreno, tastandone la solidità. Se fino ad ora avevano camminato lentamente, ora sembravano due lumache. E la notte si avvicinava. Lo si capiva dalla luce che filtrava, poca, tra i rami e sempre più obliqua.

Si sfamarono con bacche raccolte qua e là nella speranza che non fossero velenose. La fame era tanta e la loro ignoranza sui frutti di bosco altrettanto grande. Però la fame era fame e mordeva dentro.

Aligi sentiva ogni piccolo rumore, gli sembrava che perfino le piante respirassero. Quando disperavano ormai di arrivare videro la luce farsi più forte, i rami meno fitti, le piante più rade.

Sì, erano arrivati alla radura. La capanna, vecchiotta, sorgeva al centro.Col cuore sollevato si misero a correre puntando dritti verso l’uscio aperto.

Sbang , sbatterono il muso contro qualcosa e caddero intontiti all’indietro.

Si guardarono sbigottiti. Davanti loro non c’era nessun ostacolo, niente di niente e la capanna sorgeva lì a pochi metri. Per fortuna non si erano feriti, solo spuntavano sulle loro fronti due bei bernoccoli.

Si alzarono e allungarono le mani: non si vedeva nulla ma sentivano al tatto una superficie liscia, alta, la seguirono passo passo continuando a toccarla e fecero il giro intorno alla radura. 360 gradi di camminata e conclusero che la capanna era irraggiungibile, riparata da un muro invisibile.

Non si erano accorti in questa esplorazione che due occhietti li seguivano, curiosi e un po’ cattivi. Quando i due ragazzi furono al punto di partenza si sedettero stanchi, schiena contro schiena per sostenersi, si davano la mano per farsi coraggio. Pensavano.

A un certo punto Aligi esclamò:

Anna Anna, ho capito, siamo davanti al Vetro di Cristallo. E’ questo che dobbiamo rompere, solo così arriveremo da Fauno e distruggeremo la magia”.

Anna comprese e alzò gli occhi verso la capanna, alzò la mano, per salutare. Aveva visto sull’uscio un vecchio barbuto e bianco, dal volto arcigno ma era l’unica persona lì intorno. Erano soli, di sera, affamati, al freddo. Avrebbe avuto un po’ di compassione per quei due ragazzini no?

Anche Aligi con slancio batteva le mani, chiamando:

Fauno aiuto! Facci entrare! Non lasciarci qui fuori nella notte!”

Il vecchio girò loro le spalle e chiuse la porta.

La notte improvvisa colse Anna e Aligi. Non trovarono di meglio che stringersi l’un l’altro per ripararsi dal freddo. Le ore passavano. La Luna ebbe pietà dei due fratelli e li illuminò cercando di scaldarli con la sua tiepida luce fino a che spuntò il sole.

I raggi del primo Sole picchiettarono sui loro visi chiamandoli per nome:

Anna, Aligi svegliatevi!“

Infreddoliti e duri come pezzi di legno si alzarono, guardarono la capanna, tornarono a chiamare Fauno,che non li degnò di attenzione alcuna.

Colmi di disperazione i due fratelli si abbracciarono. Aligi disse:

Non importa Anna. Sarò sempre con te. Ti insegnerò a sentire in modo nuovo. Guarda: tieni questo sasso. Poggialo alla tua fronte. Senti?”

E intanto lo percuoteva con un altro sasso. Anna sorrise: Strano, sentiva in modo diverso dal solito, era come se al suo cervello arrivassero onde però lei sentiva.

Aligi le prese la mano e se la poggiò sulla gola mentre parlava. Anna sentì vibrare le sue corde vocali, non era un suono che udiva con l’orecchio , sentiva col tatto ma in qualche modo il mondo tornava a riempirsi di suoni.

Poi Aligi chiese ad Anna di poggiare il viso a terra mentre lui saltava a più non posso.Anna si alzò battendo le mani e dicendo:

Sento, sento onde, mi arrivano sulle mani, sul viso, le sento con tutta me stessa.”

Piansero di gioia e mentre saltavano felici un improvviso rumore di cristalli rotti lacerò l’aria.

Nessuna traccia di vetri a terra, solo rumore e d’improvviso Anna udì il crepitio del Cristallo in frantumi e sentì gli uccelli e il fruscio del vento tra le fronde e la voce di Fauno:

Bravi ragazzi, venite avanti, su svelti, venite da me. Occorrevano lacrime di gioia per spezzare il Vetro di Cristallo. Ormai mi imprigionava, non sapevo come uscire da questo luogo che un tempo avevo scelto per viverci. Dopo anni di solitudine ho capito che desidero vivere con gli altri, tornare al calore degli affetti e dell’amicizia. Grazie a voi Anna e Aligi, la Magia di Tifone è svanita.

Il fatto è che per vincere la rabbia di Tifone serve la gioia di vivere. Ora la vostra gioia ha rotto l’incantesimo. Guardate”.

D’improvviso tutto tornò alla normalità: la casa, i genitori, la serra, e soprattutto l’ udito di Anna.

Si trovarono sul prato di casa, la serra era perfetta, gli alberi solidi svettavano al cielo. Anna, entusiasta, era travolta da suoni e rumori e voci. Cominciò a cantare battendo le mani e Aligi con lei.

Tutto d’improvviso si faceva musica.

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