Una leggenda per ricordare il Capodanno veneto

LA BRENTA E I FALO’ – STORIA DI MAGIA E DI AMORE
Sugana era stata cacciata dalla comunità anguanesca della Valle.
Quando vide crescere l’amore tra la bella Anguana Brinte e il giovane
Oliero,gelosa e rabbiosa, lanciò un maleficio.
Li trasformò in acqua e d’ora in poi così sarebbero vissuti. E i figli dei figli
sempre e soltanto rii o ruscelli o fiumi sarebbero stati!
I due giovani si abbracciarono e corsero giù per la Valle, finalmente uniti.
Felici. Dalla loro unione nacque una figlia bellissima: Brenta. Un fiume.
Acque spumeggianti risuonavano, cantavano e il loro eco si diffondeva nei
boschi intorno.
Il popolo delle Anguane però soffriva molto per la perdita della bella Brinte e
di sua figlia che mai e poi mai sarebbe stata anguana.
Venne convocata una assemblea generale alla quale fu invitata Sugana.
Prese la parola la Madre di tutte le Anguane.
“ Sugana, vogliamo offrirti una possibilità di salvezza. Che sarà la salvezza
tua e della nostra Comunità. Tu lo sai: noi siamo sempre meno numerose,
stiamo scomparendo da questi boschi. Annulla il sortilegio e tornerai tra noi.”
La proposta non dispiacque a Sugana. Sì, era stanca di vivere sola, lontana
da tutte. Commossa per il perdono che le veniva offerto rispose:
“ Grazie sorelle. E’ vero, non sono felice. Ma come rimediare? L’incantesimo
ormai è fatto e sapete bene, come me, che Brinte e Oliero resteranno acqua
in eterno. Ma per Brenta c’è una piccola possibilità. L’amore di un uomo può
vincere il sortilegio e lei ritornerà la fanciulla di prima.”
La Madre Anguana replicò:
“ Si, è vero, non esiste una formula magica per annullare la malìa che hai
fatto. Fai tutto ciò che puoi per ridarci almeno Brenta e anche per te finirà il
tempo dell’isolamento”.
Sugana non se lo fece dire due volte. Fuggì leggera tra i boschi .Consultò il
libro di Magia che lei aveva letto e riletto tante volte. Finalmente trovò il
modo di alleggerire il maleficio e a Brenta venne venne concesso di
assumere sembianze umane una volta all’anno, nella notte che segna l’inizio
di primavera.
Se in una di quelle notti, una sola, avesse incontrato un giovane che l’avesse
amata, il sortilegio sarebbe cessato.
La notizia si diffuse ovunque. Col tempo però il ricordo di Sugana e
dell’incantesimo sbiadì e rimase solo nella mente dei Saggi. Erano i vecchi
dei villaggi che si tramandavano storie e leggende, leggi e usanze, davano
consigli e mettevano la pace nelle comunità.
Intanto Brenta, ora fiume, lasciò la valle e corse lontano. Con le sue acque
fluenti come capelli argentei viaggiò a lungo. A volte spumosa e allegra, altre
più lenta, quasi pigra. Rallentava la corsa per ascoltare le voci degli umani
che incontrava. Era molto curiosa e ascoltava le storie che sulla riva donne e
uomini narravano.
Erano lavandaie, conciatori di pelli, pescatori, viaggiatori e commercianti.
Conobbe tanti paesi e villaggi, usanze e lingue nuove.
Di tanto in tanto però si arrabbiava, stanca del sortilegio che la imprigionava.
Sognava una vita libera,voleva essere Anguana, donna magica che incantava
gli uomini. Allora le sue acque facevano paura, dove passava distruggeva. La
gente diceva:
“ La Brentana ła se gà portà ja tuto”.
E davvero succedeva che facesse crollare ponti, allagasse i campi, portasse
via i raccolti, cambiasse perfino corso.
Da alcuni anni nei campi Alle Prese la malasorte si accaniva: anni di siccità si
alternavano ad altri di troppa acqua. Un giorno vi fu una alluvione
spaventosa.
I campi coperti d’acqua, le piante sradicate, le sementi marcite, le bestie
annegate causarono una grande carestia. La gente pativa la fame e non
sapeva che fare.
A qualcuno venne l’idea di interrogare i Saggi. I Capifamiglia andarono a
trovarli e chiesero:
” Voi Saggi sapete quali e quanti dolori stiamo sopportando. Cercate un
rimedio. Deve esserci un modo per addolcire la Brenta e farsi dare l’acqua,
né troppa né poca, niente siccità, niente allagamenti.”
I Saggi delle comunità dell’alta pianura si riunirono nell’arengo sotto il tiglio.
Parlarono e ragionarono per giorni. Finalmente trovarono la Risposta.
Bisognava parlare a Brenta e andare a patti con lei. Ma come fare? Non si
poteva certo parlare all’acqua.
Fu così che si ricordarono dell’antico incantesimo e della notte in cui Brenta
diventa ragazza. Impegnandosi tutti forse ce l’avrebbero fatta a incontrarla e
a parlarle quello stesso anno.
Avrebbero costruito tanti falò lungo le rive e li avrebbero accesi tutti nello
stesso momento. Brenta incuriosita per la gran luce si sarebbe fatta vedere,
lei, nelle sue sembianze umane. E i Saggi le avrebbero parlato.
Tutto sarebbe accaduto allo scoccare della mezzanotte tra l’ultimo giorno di
febbraio e il 1 marzo. Si era ai primi di febbraio. Ce l’avrebbero fatta.
Alle Prese con fatica raccattarono legna, grandi o piccoli pezzi, e non era
facile vista la povertà del momento. Ci lavorarono grandi e bambini, tutti
portarono il loro ciocco sulla riva.
Venne l’ultimo giorno di febbraio: i Saggi stavano vicini al fiume mentre i
capifamiglia accendevano i falò. Intorno la gente assisteva muta.
A mezzanotte, nella grande luce dei fuochi, apparve una bellissima ragazza.
Abbagliata da tanto splendore sentì che qualcuno le parlava.
”Benvenuta tra noi Brenta! Perdonaci per aver dimenticato così a lungo te e
la storia dell’incantesimo in cui vivi. Ora siamo qui. Abbiamo bisogno di te.
Vedi questa gente? Sta morendo di fame. A volte è la siccità, a volte le tue
Brentane. Solo tu puoi aiutarci.”
Brenta si guardò intorno stordita da tanta accoglienza.
Rispose:
“ Oh! Come sono felice! Mi sono sentita così sola in tutti questi anni! Non ci
speravo più di potervi incontrare, di parlare con voi, la vostra stessa lingua.
Ma ora siete qui per me. Vi accontenterò. A una condizione: ogni anno ci
ritroveremo qui, alla luce dei falò e faremo festa. Forse mi capiterà di
incontrare l’uomo che saprà rompere l’incantesimo”.
Tra la folla riunita si fece avanti un giovane. Si presentò:
” Mi chiamo Marco. Vengo dai territori della Serenissima. Il suo dominio si
estende dai monti al mare. Sotto di lei vivono popoli diversi per lingua,
religione, origine, colore della pelle. Io sono venuto in queste terre per
garantire nel suo nome salute e pace. ”
Brenta appena ebbe visto Marco arrossì. Lo ascoltò con grande attenzione e
curiosità.
Marco continuò:
“ Sono giunto in questa grande campagna per dare terra e lavoro a chi non
ha paura di faticare, sudare, arare,seminare. Ma ho capito che il tuo aiuto,
Brenta, è indispensabile”.
Guardandola continuò:
” Io ti conosco come fiume da molti anni. Sulle tue acque arrivano alla mia
città zattere cariche di tronchi. Materiale prezioso che ci permette di costruire
le nostre galee per commerciare in terre lontane e custodire la pace.”
Con voce leggermente roca Brenta rispose:
“ Sì, anch’io penso sia arrivato il momento di collaborare per la salvezza di
tutti.”
Il suo cuore batteva forte e anche quello di Marco seguiva ritmi nuovi.
Le ore passavano. Tra poco Brenta sarebbe tornata fiume. Bisognava
trovare velocemente un accordo.
Il Grande Saggio propose:
“ Abbiamo riflettuto a lungo. Esiste un solo modo per dare acqua ai nostri
campi. Brenta, noi siamo qui a chiederti un grande sacrificio. Rinuncia per noi
alla tua libertà, alla tua potenza. Cambia la tua natura selvaggia e lascia
incanalare le tue acque. Le rogge che da te prenderanno vita renderanno
fertile la campagna e tu salverai tutta questa gente.”
Il momento era cruciale: quasi albeggiava, la decisione doveva essere rapida.
Brenta e Marco si guardarono e senza parlare si avvicinarono tendendosi le
mani.
D’improvviso la ragazza svanì e si udì il gorgogliare di acque impetuose e
forti.
Sugana, pentita dell’incantesimo fatto a Brenta, non aveva fatto i conti con il
Mago Nero. Quando egli capì che Marco e Brenta col loro amore avrebbero
cancellato l’incantesimo seppe che la sua ora era vicina.
Per lui l’amore era la morte. Per questo con forza e disperazione separò i due
giovani.
L’accordo con Brenta era sfumato, il giorno era chiaro, i falò spenti. L’aria
triste pesava sulla folla che cominciò a tornare alle proprie case.
Marco si fermò, solo, sulla riva a ricordare il volto della giovane di cui si era
innamorato. Vide la propria immagine riflessa nelle limpide acque di Brenta, o
nel suo volto?
Improvvisamente il fiume cambiò forma: come un albero crea i suoi rami, così
da lei nascevano nuovi corsi, quelli che ancora oggi attraversano i nostri
campi.
Brenta rimase per sempre fiume. Il sortilegio aveva vinto ma quella notte non
era trascorsa invano.
Il Mago Nero invece svanì. Marco sentì un soffio d’aria gelida passare tra i
suoi capelli seguito da un urlo sempre più fioco e seppe che Brenta, per
amore, aveva rinunciato alla sua libertà.
Prima di tornare alla sua laguna egli girovagò per la pianura: volle conoscere
quelle rogge una ad una e dare loro un nome, in ricordo della amata.
La roggia Bernarda, la Morosini, la Trona, la Michela, la Dolfina, la
Remondina, … Grazie a loro la gente dei villaggi visse lavorando duramente
ma i campi ora erano fecondi.
Col tempo su quelle terre sorse un paese che proprio da esse trae il nome:
Rosà.
E come Brenta tanti anni prima aveva desiderato, il ricordo di quella notte è
rimasto vivo nel tempo e viene festeggiato in suo onore.
E’ diventato la festa del Bati Marso o Ciamar Marso. Nella notte del 1 marzo
ardono i falò mentre le genti si ritrovano e festeggiano con canti e balli. La
Brenta e le sue rogge in quelle ore scorrono particolarmente festose e chissà
se è vero ma in quelle acque qualcuno dice di aver visto riflesso il volto di un
bel giovane.

Silvana Dal Cero

brenta

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