Brocche di biancospino

Da bambina andavo a caccia dei primi fiori, li cercavo  sotto le foglie, carpendo il primo odore di germoglio in movimento sotto terra.

Non avevo giardino, giardino era la terra intorno, le valli e i boschi, le rive e gli argini di corsi d’acqua.

A volte anche il giardino altrui.

Al primo sole odorante di primavera uscivo, andavo nella Valle, nella Bassa, in Pasquaro, bosco dei nonni materni.

Sola.

Era il mio incontro con la Natura.

Cespuglioso, i rami brulli lasciavano in bella vista il sottobosco. Cercavo i bianchi bucaneve.  L’occhio si abituava a osservare, le foglie secche venivano sollevate dai germogli e intuivo che lì sotto stava il fiore, stava ancora coperto.

E raccoglievo.

Il mazzo cresceva bianco, giallo e azzurro di primule spontanee che a cespi coloravano il tappeto secco.

Aspiravo quell’odore di inverno al tramonto, di primavera alle porte, il vento sapeva di vita in boccio, i capelli volavano, la pelle odorava di buono e di fresco.

Dopo la scorribanda mi mettevo a studiare ma prima dovevo muovere le gambe troppo a lungo ferme.

Una corsa, su e giù, magari sostavo su qualche collinetta. A volto spalancato e occhi chiusi assaporavo  l’aria che sapeva di risveglio.

La bella stagione avanzava.

Le grigie masiere si imbellivano di bianchi fiori: brocche di biancospino, pungeva ma era uno sventolio  bianco, come bucato steso.

E prometteva frutti quella fioritura impossibile da raccogliere. I “piriti rusi”.

La si poteva gustare solo lì sul posto. Gli occhi captavano ogni minuscolo fiore, anonimo in sè, bella la fioritura perchè un manto di tanti altri fiori, anonimi come lui.

L’occhio sprofondava nel miracolo della creazione. 

A Pasqua era il mandorlo ad attirare col suo profumo amaro, quei delicati fiori rosa su tronchi ormai stanchi e neri dicevano che rinascere si può.

Nella settimana santa uscite furtive notturne su mandorli altrui.

Salivo il tronco sotto la luce lunare, silenzio e solitudine intorno, salivo a cercare rami ricchi di boccioli, da mettere in vaso.

Sostavo un pò nel crocicchio dei rami, in silenzio, a occhi chiusi , aspiravo profumi nuovi, terra, fiori, vento, anche l’odore del silenzio.

Io stessa mandorlo in quella pace così piena, quasi  come la luna.

Il silenzio era pieno di vita. Io stessa Vita.

Che pasque – primavere!

Giovedì 17 marzo 2016

2 pensieri su “Brocche di biancospino

  1. Ho letto le meraviglie che scrivi con il sorriso sulle labbra ma soprattutto nel cuore….sono sensazioni che ancora provo ma senza quelle “scorribande”….rivedo tutto ed ho rivissuto tra le tue righe ciò che in quel tempo percepivo ma non osservavo, tanta era la fanciullesca esuberanza….ogni cosa a suo tempo….anche se ci voleva Silvana a riaccendere le immagini di quegli anni. Però…son quasi 2 ore che è iniziata la Primavera

    1. Primavera amica ancora anche se vissuta con minor esuberanza, manca la freschezza degli anni nostri ma anche il contorno…. quei campi, quelle siexe ora non ci sono più.
      Fiori di giardino tutt’al pù.Tutti uguali, artificiali.
      Ciao Michele, grazie.

Dimmi cosa ne pensi, te ne sarei grata.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...