L’ostrica

Isabella era arrivata sulla riva e apriva gli occhi al mondo.

Era rosata, grande, bella, le onde la lambivano.

Si guardava intorno accecata da tanto splendore. Non vedeva orizzonti, tutto era silenzio a parte lo sciabordio dell’acqua. Suono che lei conosceva da sempre.

Improvvisamente una mano la raccolse, venne portata su su, in alto e si sentiva girare come una trottola. Udiva voci, gridolini di sorpresa e ammirazione.

Guarda che bella ! E’ perfetta, farà parte della mia collezione di conchiglie”.

Isabella non capiva ma era contenta di iniziare una nuova vita fuori dal mare.

Troppi ricordi la ferivano.

Per lungo tempo aveva abitato su dure rocce. La sua famiglia era stata sterminata da una grande rete che l’aveva rubata al mare improvvisamente.

Lei era l’unica sopravvissuta alla tragedia. Aveva pianto tanto. Le sue lacrime salate si erano confuse con l’acqua di mare. Qualche pesce le si era avvicinato, per consolarla. Una colonia di ostriche l’aveva invitata ad entrare nel loro gruppo.

Isabella aveva accettato, non voleva stare sola, tutte quelle compagne erano ora la sua nuova famiglia.

E cresceva, sempre più bella tanto che un giorno la Regina della colonia si ingelosì terribilmente.

Sua Maestà Porporina aveva un sogno e non permetteva a nessuno di distruggerlo. Aveva conosciuto gli umani,

solo di vista , quando scendevano a raccogliere coralli , spugne, ostriche. Poi risalivano in superficie fino a uscire dall’acqua e a camminare sulla sabbia. Lei li aveva seguiti una volta, con il coraggio che le veniva dalla grande curiosità.

Così aveva sbirciato fuori dall’acqua e scoperto un mondo nuovo. Là voleva andare anche lei. Non sapeva niente di niente della terra ma certo la vita sarebbe stata meno noiosa, avrebbe viaggiato, vissuto avventure ora impensabili.

Osservando i pescatori aveva capito che raccoglievano solo le ostriche più belle, più grandi, più regolari. Quelle che promettevano un prezioso contenuto. Una perla.

Perciò Porporina teneva d’occhio la colonia e allontanava con scuse varie le ostriche che potevano diventare sue rivali. Non ammetteva concorrenti.

Fu così che per Isabella iniziò un brutto periodo. Sua Maestà Porporina la cacciò lontano, obbligandola a vivere nei luoghi più bui e nascosti. Ancora una volta si sentì sola.

Per qualche tempo stette rintanata a piangere ma poi decise di tornare a vivere.

Aprì gli occhi e si incuriosì del mondo che la circondava, cominciò a muoversi e a spingersi nei territori lontani dalla colonia.

Un po’ alla volta imparò a conoscere pesci, coralli, anemoni, fece nuove amicizie, imparò a procurarsi il cibo da sola.

Un giorno capitò vicino al relitto di una nave. Lei non sapeva cosa fosse ma curiosa come era si inoltrò dentro un oblò e girovagò per cabine e corridoi.

Non trovò niente di commestibile ma vide una foto, conservata sotto vetro. Vedeva un gruppo di persone sorridenti che si tenevano per mano su un prato.

Si accese in lei un sogno, un desiderio, una speranza. Raggiungere quel luogo e conoscere tutto ciò che conteneva.

Pensò di fare cosa gradita alla sua Regina, raccolse la foto per farle un dono.

Appena Sua Maestà Porporina la vide divenne rossa di rabbia, chiamò squali e pescecani in soccorso e fece cacciare Isabella. Per sempre. “Che se la mangino!” pensò.

Nel gran movimento di sabbia del fondale sparì Isabella e nessuno la vide più.

Era stata trascinata dalle ondate, lontano lontano, spazzata via dai flutti.

E là si era ritrovata, sulla riva e una mano l’aveva raccolta.

Il suo sogno si era avverato. Era giunta sul mondo, quello intravisto in fondo al mare.

Fece appena in tempo a capirlo che ebbe un mancamento e mentre perdeva conoscenza comprese che fuori dall’acqua per lei non ci sarebbe stata vita.

A meno che…. a meno che per magia lei si trasformasse in un nuovo essere.

Pianse tutte le sue lacrime, si sentì trasformare, era bello e quasi doloroso assumere altra forma, e però in quel momento si aprì, una mano splancava le valve e alla luce del sole, tra le mani della bimba apparve una meravigliosa perla.

Mamma , mamma , guarda!”

Bellissima questa perla rosata, mai vista una simile “ esclamò mamma.

La chiameremo Rosalina” disse papà esperto di vita dei mari. Lui scendeva spesso , era un sub, fotografo dei fondali marini e mai in vita sua aveva visto una simile perla.

Rosalina venne portata da un gioielliere, la incastonò in una collana , lei rosata tra rossi coralli e divenne il dono per Leon, la bimba. Crebbe , girò il mondo e i mari e portò con sé sempre quella collana. Ora che era cresciuta si ricordava di babbo e mamma e di quel giorno in cui insieme avevano trovato la conchiglia sulla spiaggia.

La avevano raccolta da un’onda nera, petrolio sversato nelle acque calde della barriera corallina.

Loro lavoravano per salvare il mare e i suoi abitanti dall’inquinamneto.

Lei, Leon , seguiva le orme dei genitori e su navi cariche di giovani solvcava i mari, frenava le onde nere di schiuma oleosa che imprigionava pesci e uccelli e alghe e qualche volta recuperava ostriche che si aprivano tra le mani rivelando preziose perle. Mai belle come Rosalina. A volte Leon pensava che fosse proprio Rosalina a guidarla là dove l’inquinamento era più forte e tragico.

E pian piano qualcosa sulle acque cambiava. E così pure nei cuori degli uomini.

Bassano, 30 aprile 2016

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