Armonia nell’aria scombinata di questo mondo

Viaggio in treno in una gelida mattina d’inverno.

La bruma copre la pianura, tutto è bianco. Ghiaccio sulle pozze, il sole riluce in un azzurro cielo.

Il vagone è in gran parte pieno di studenti e il silenzio è grande.

Nella mente si sovrappongono i viaggi in treno di molti anni fa, vagoni da far west, sedili di legno e bonari cicalecci intorno.

Qualche risata, un sorriso, un gioco a carte sui tavolini tra i sedili.

Qui ogni testa è china sullo smartphone, le dita tamburellano veloci, gli occhi inchiodati sul monitor. Al massimo si smette di digitare e si infilano le cuffiette nelle orecchie per ascoltare musica.

Il muro tra il sé e il mondo esterno è ben rizzato.

Mi pare di stare con mummie imbalsamate, mi incuriosisco, mi stupisco, frullano pensieri cupi sul futuro mondo che ci aspetta.

A metà strada salgono due giovani già avviati nella discussione che continua, unica voce, una volta accomodati sui sedili. Si confrontano sul prossimo esame, si interrogano, sembrano voci aliene in questo vagone per il resto muto.

Trovo uno spizzico di sana realtà in quei ragazzi.

Persone che si parlano, si guardano negli occhi.

Non resisto e decido di chiedere informazioni alla ragazza di fronte a me.

Ora ha aperto una dispensa. Beh, “almeno legge un libro” mi dico.

Alla mia domanda alza verso me due grandi occhi azzurri, ridenti, il cuore mi si allarga.

Toh! E’ uno sguardo simpatico, allegro, vivo, buono. “Forse non tutto è perduto “ penso tra me.

Il vortice tecnologico non ha del tutto cancellato l’umanità, “ questi giovani non sono robot, sono ancora persone” continuo nel mio soliloquio.

Arrivo alla stazione, scendo, un pianista suona sotto gli alti soffitti, in un luogo che nulla ha in sé di culturale, di teatrale. Squallido corridoio di stazione dove la gente si muove rapida in ogni direzione.

Eppure sentire le note del Chiaro di luna di Beethoven mi allarga il cuore.

Sì, è possibile elevare il pensiero anche dentro i muri grigi , polverosi, rumorosi di un mondo in corsa.

Pochi si fermano, forse solo io sto lì ad ascoltare, gli appuntamenti fan scattare le gambe dei passeggeri verso altri luoghi.

Trovo coraggioso il musicista, avvolto in una sciarpa, al freddo, lì a suonare per creare armonia nell’aria scombinata di questo mondo.

Qualcuno spera come me, è possibile alzare i veli che ottundono le menti, aprire le gabbie in cui siamo rinchiusi, scoprire le meraviglie dell’esistenza.

Gli occhi dei ragazzi che interpello sono tutti sorridenti e puliti, sembrano finestre spalancate sulla primavera.

Giro per la città con animo leggero e penso : “ la bellezza non morirà, l’essere umano romperà le catene che gli vengono intrecciate addosso. Comincia a sentirne il peso, inizia a vederle. E’ vicino il momento della liberazione”.

Il mio passo torna ai vent’anni e sorride al mondo.

Dimmi cosa ne pensi, te ne sarei grata.

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