Il trasloco

Appena alzata si guardò allo specchio: occhiaie, sguardo opaco, carnagione pallida “ da mutua”.

A letto, appena sveglia, si era detta: “ Smettila di piangerti addosso, basta coi colori scuri, basta con l’immobilismo, basta!”.

Aveva aperto il beauty case, estratto la matita nera, una linea tra le ciglia in basso pareva accendere lo sguardo. Estrasse poi il flacone di fondotinta ancora intatto dentro la sua scatola. Lo spalmò sul viso, con cura, perché non fosse steso a macchie di leopardo come poi gli faceva gentilmente notare suo figlio che non perdeva una traccia del suo viso.

Lo scrutava sempre, per cogliere le informazioni che lei, la madre, teneva chiuse in sé.

Poi si immerse nel daffare quotidiano, se passava davanti allo specchio si soffermava a scrutare il suo viso come non faceva più da tanto tempo.

Le pareva che le occhiaie si fossero attenuate, che il sonno fosse fuggito lasciando l’occhio abbastanza limpido.

Quando arrivarono gli invitati si mostrò sulla porta sfoggiando un sorriso accompagnato però, lei non lo vedeva, da un paio di spalle curve verso il basso.

Le pareva di dare il meglio di sé.

Il figlio si chinò a salutarla scrutandola.

Che pallida” disse. “ Eh! No, Eh”rispose, “ stamattina mi sono persino truccata”.

Fatto bene “ rispose il ragazzo sorridendo poco convinto dell’effetto raggiunto. Se il pallore era visibile nonostante la mano di fondotinta doveva essere ben accentuato.

Quel giorno comunque si era smossa anche qualche rotellina della mente, modificando leggermente i binari dei pensieri.

Le pareva di sentire scossoni, come su un treno stile Far West, banchi di legno, tciuff tciuff, oscillamenti sui binari, sgangherato pareva ma si muoveva.

Ecco, così sentiva muoversi la testa, in modo nuovo e incerto e sgangherato.

Ma i paesaggi si aprivano tra le tende blu ed erano nuovi.

Respirò a fondo, come fosse entrato uno spiffero di primavera in anticipo.

Vedeva vestiti colorati stile indiano avvolgere il corpo, sotto il solleone, il passo elastico su piatti sandali da spiaggia.

Soprattutto, vedeva se stessa in movimento.

Scattò un’idea: casa! Avrebbe cercato casa, se ne sarebbe uscita dalla trappola in cui era vissuta e che ora la rinchiudeva avvolta in un limbo. Ancora una volta nella sua vita si era ritrovata nel “ Deserto dei Tartari”.

Odiava quel racconto, lo aveva letto a pezzi e bocconi, mai in una sola tirata, solo per puntiglio. Quell’immobilismo le faceva male lo stomaco ed ora guarda… la sua vita era divenuta il deserto dei Tartari.

Pensava e vedeva aprirsi la porta di una banca, un piccolo prestito per fare un trasloco intanto, in attesa che la situazione economica si ribaltasse in suo favore.

Importante era andarsene.

Aveva già iniziato a portare dentro casa scatoloni vuoti per i libri. Erano tanti ed erano sacri. Andavano scelti con cura, fatta una lista, suddivisi per temi, anche per decidere, a quel punto sì con leggerezza, quali poteva donare a una biblioteca.

Nessun pezzo di carta sarebbe andato in discarica.

Ora le pareva di poter concludere il trasloco entro giugno. Col caldo no, col freddo no, voleva mettere radici nel nuovo appartamento quando la luce abbondava in cielo, le notti leggere sapevano di grilli e stoppie, le ombre restavano fuori lontane.

Il pensiero volò ancora una volta a lui.

Aiutami – gli chiese- guidami nelle scelte, fammi sentire che tu sei sempre con me” e allungò la mano verso la pila di libri da catalogare. Sfogliava rapidamente prima di inserire titolo e nome dell’ autore nel pc. Di solito tra le pagine, nascosto, stava qualche foglio vergato a mano, dimenticato.

Vide sbucare una ingiallita pagina di un block notes a quadretti, strappato male: brillava la sua grafia, leggeva le due quartine e sentiva la sua voce cantare proprio vicino alla sua guancia, birichina.

Buon giorno con un bacino” erano le ultime parole. Firmato.

Riprese il lavoro mentre il sorriso le spianava il volto: lui la stava osservando e approvava quel trasloco tanto nominato e mai realizzato. Era giunto il tempo del cambiamento.

Era l’estate.

Un pensiero su “Il trasloco

  1. Che bello, che ventata d’aria fresca!
    Ti ho letta con molto piacere ed entusiasmo Silvana.
    Chissà se, passando sul mio blog, potrai trovare qualche lettura interessante. Farebbe piacere avere un tuo feedback. A rileggerti!

Dimmi cosa ne pensi, te ne sarei grata.

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