L’incontro

Magda lo stava seguendo da tempo. Lei era giovane, sensibile alle bellezze di un uomo, alle carezze, all’amore.

Di lui aveva subito gustato la voce:calda, suadente, accogliente.

E poi il suo volto, così virile eppure dolce. Lei sentiva che era un uomo capace di molto amore.

Era gelosa di quella folla che lo seguiva e lo attorniava ovunque. Avrebbe voluto essergli vicina così da sedersi ai suoi piedi, da parlargli a tu per tu, da prendergli la mano.

Avrebbe voluto averlo tutto per sé in una parola.

Ma si rendeva conto che ciò era assai difficile. Da lui fluiva una forza magnetica che non la riguardava direttamente, non attraeva solo il suo cuore.

Donne e bambini, anziani, malati e sani, tanti lo seguivano per le strade, sui prati, sul bordo del lago dopo aver abbandonato le proprie case, solo per ascoltarlo.

Lui aveva parole d’amore per tutti.

Magda si sentiva svenire quasi alla sua presenza e si accontentava si spartirlo con gli altri piuttosto che non vederlo, non sentirlo.

Lo aveva conosciuto per caso un giorno quando era andata al pozzo. A mezzòdì d’estate con la brocca era andata alla fontana e lui le aveva chiesto un sorso d’acqua.

Lei gliene aveva dato anche se era rimasta stupita che un forestiero le avesse parlato con così tanta spontaneità.

Nel ringraziarla aveva aggiunto che lui aveva un’acqua speciale, l’avrebbe dissetata per sempre.

Magda guardò le sue mani vuote di ogni secchio e gli chiese :“ Come potresti tu darmi da bere se non hai nemmeno un otre per raccogliere l’acqua dal pozzo?” e l’uomo le rispose “ Sono io l’acqua, la fonte, la vita”.

Magda capì che questo era l’uomo della sua vita. Lei che di “ mariti”, si fa per dire, ne aveva avuto molti, anche adesso ne aveva almeno 3, si rese conto nel profondo dell’anima che quell’unico uomo le sarebbe bastato. Il modo con cui la guardava, la dolcezza dello sguardo, il rispetto che le arrivava a lei, donna fino ad ora poco stimata e poco onorata. Sentiva che ai suoi occhi lei era importante, una creatura unica e irripetibile.

Da quel momento mollò ogni uomo, la casa, le sue abitudini e si mescolò alle folle che lo seguivano.

Camminò per le strade polverose, attraversò paesi e città mai visti, era la sua ombra.

E non perdeva nemmeno una parola.

Beati i miti di cuore, beati gli operatori di pace…”

Venite a me voi tutti che siete assetati, io sono il pane di vita,…”

Più di una volta con gesto miracoloso sfamò folle digiune da giorni con due pani e 5 pesci.

Nessuno aveva capito cose fosse successo: il fatto è che si sedettero sull’erba e tutti mangiarono a sazietà.

Un giorno entrò in casa da amici per la cena: era un momento di grande festa e lei entrò ospite inattesa e non invitata con in mano una brocca di alabastro. Era riuscita a trovare del profumo prezioso. Iincurante degli invitati, si inginocchiò ai suoi piedi e vi versò il profumo. Tutti si guardarono scandalizzati, qualcuno cominciò a protestare “ Che spreco! Ma cosa fa quella donna! Che senza pudore! Dichiararsi così in pubblico! Senti come il profumo ha inondato la sala, ha rovinato l’aroma del pranzo!”

Intanto Magda, inginocchiata, gli carezzava i piedi, glieli asciugava, dall’unguento e dalle lacrime mescolate. Perché lei stava piangendo. Non per ciò che la gente diceva ma per l’amore che le traboccava dal petto e perché sentiva che nonostante lei lo amasse tanto non sarebbe riuscita a salvarlo.

Glielo diceva il suo cuore, che avrebbe potuto stare con lui ancora per poco tempo, poi l’avrebbe perduto e lei questo non riusciva a sopportarlo. Il cuore le si spaccava.

L’uomo aveva smesso di mangiare, e rispondendo agli altri invitati l’aveva giustificata, e intanto le carezzava i capelli con la mano destra. Magda infine si alzò e uscì fuori in cortile lontano da occhi indiscreti e pianse a lungo.

C’erano altre donne sotto il fico, lei si sedette accanto, in disparte.

Una donna guardando a fondo nei suoi occhi, le prese la mano e le sorrise.

Non sapeva chi fosse, non l’aveva mai vista, qualcuno in quel momento la chiamò : “ Maria!”

In quello sguardo lei vide lo stesso amore che aveva visto negli occhi di lui, dell’uomo che le occupava il cuore, la stessa luce, la stessa comprensione e rispose al sorriso.

Da quel momento divennero amiche inseparabili.

Anche Maria, più grande di lei di qualche anno, seguiva l’uomo, stava sufficientemente vicina per ascoltarlo ma anche lontana per non farsi vedere e non ostacolare le altre persone che lo cercavano. Maria era una donna dolce, forte e paziente. Magda imparò da lei come una figlia da una madre.

Venne poi un giorno di grande festa: era arrivato in città col seguito dei suoi amici fedelissimi e di molti altri: le strade erano addobbate per lui, per accoglierlo come un grande uomo, come il profeta, il salvatore, per le strade inni e canti e musiche.

Magda con Maria e altre donne chiudevano il corteo.

Erano giorni speciali questi per tutti, veniva celebrata la Pasqua.

Nelle case si riunivano le famiglie a mangiare gli azzimi e l’agnello.

L’uomo con gli amici più stretti entrò in un palazzo a festeggiare. Fu una bella cena che le donne, tra cui Magda e Maria, gustarono da lontano, non erano al banchetto con tutti gli altri. Erano in un’altra stanza ma portavano le pietanze e le bevande e respiravano l’aria di festa, udivano i discorsi, e poi discoste anche loro mangiavano.

Magda quella sera era molto triste. Sentiva che non era una vera festa quella sera ma l’inizio di una nuova era, un capitolo si sarebbe aperto, di dolore per tutti, lo diceva il suo cuore. Tanto che non riuscì a sbocconcellare nulla.

Era pallida, stava seduta muta, seguiva solo con gli occhi.

Dopo cena uscirono tutti verso un giardino: c’era la luna, quasi piena, l’aria era leggera e profumata, sapeva di primavera, quattro passi era proprio ciò che ci voleva per gustare a fondo la cena.

A quel punto alcuni si fermarono sotto gli ulivi e si addormentarono. Lui invece era entrato più a fondo tra le piante, nascosto agli occhi di tutti.

Magda con Maria e le altre erano all’ingresso del giardino, lontane da loro.

Nel mezzo buio lunare silenzio, qualche chiurlo ogni tanto lanciava un richiamo, non voci umane.

Eppure Magda sentiva la voce di lui, tutta la sua tristezza, tutto il dolore che lo

opprimeva, le pareva di avere lei stessa un masso nel petto e piangeva.

Maria le prese la mano e le asciugò gli occhi con un lembo del suo mantello, poi le fece reclinare la testa sulla spalla, senza nulla dire.

Alla fine un tumulto scosse il silenzio: una banda armata era entrata nel giardino, tutti si erano svegliati, alzati, avvicinati pronti alla difesa, perché si capiva bene che questa era una trappola organizzata.

La vittima del rapimento era proprio lui, gli si avvicinarono coi bastoni, dopo però che un uomo gli si era avvicinato in qualità di amico e lo aveva salutato con un bacio.

Lui disse poche parole e si arrese facilmente, quasi sapesse che quello era il suo destino e non volesse nemmeno provare a cambiarlo.

I suoi amici, di fronte alla marmaglia violenta, ebbero paura e scapparono, lui venne trascinato con le catene ai polsi, quasi fosse un malfattore pericoloso.

Magda si buttò a terrà urlando di dolore, si strappava le vesti, voleva correre da lui, con lui, per lui, ma fu fermata e trattenuta da Maria.

Le due donne rimasero abbracciate a lungo fino a che Magda si placò, poi, sempre per mano, si avviarono verso la città, nel luogo ove si tenevano i processi.

Lì videro gli interrogatori sommari, le torture, i maltrattamenti cui venne sottoposto. Lui giovane, forte e bello, con la sua veste bianca sempre ordinata, ora era divenuto un cumulo di percosse, di ferite, di sangue e di sputi.

La testa era traforata da spine e i rivoli di sangue scorrevano sugli occhi, il passo incerto, cadeva spesso, la veste ora quasi scarlatta, e le spalle… le spalle scavate da un peso imponente, una croce di legno grossa e voluminosa che a fatica trascinava nel fango.

Tra grida e insulti.

Maria guardava impietrita, gli occhi seguivano dell’uomo ogni passo, ogni piega, ogni smorfia, ogni voce.

Stava a fianco di Magda che invece si stringeva la bocca in urlo rappreso, il volto stravolto quasi avesse subito le stesse percosse. Seguivano il corteo brulicante di gente, una furia di ossessi pareva, ubriachi e ridanciani, villani oltre ogni misura, che ridevano sguaiati di tutto quel dolore, di quella tortura.

Per cosa poi se era innocente? Tutto lo sapevano che non aveva fatto nulla di male, era vissuto tra loro per anni, tranquillo, mite, insegnando, amico di tutti, per ognuno aveva avuto solo parole d’amore. Ed ora? Che cosa era successo quella notte? Quale bestia si era liberata per impadronirsi di così tanti cuori resi bestie essi stessi?

Camminavano verso il monte impazienti, strattonando quel corpo martoriato e il legno che aveva sulle spalle, inferociti e gioiosi della propria ferocia che si alimentava da sola occupando l’aria e il mondo intero.

Magda e Maria camminavano col passo di lui, lente, sostenendosi a vicenda, non si capiva quale delle due donne avesse la forza per sostenere. L’energia d’aiuto fluiva dall’una all’altra, al bisogno. E così salivano la pietraia.

A volte Maria tratteneva di forza Magda che si sarebbe buttata in avanti a sorreggere un poco la croce. Maria lo impediva, con una forza che le veniva da dentro il suo cuore ormai mutilato.

Nel cadere per l’ennesima volta, lui piegò il capo e guardò le due donne con occhi dolci e imploranti: usciva da quello sguardo puro amore. Diceva “ Tutto deve accadere, statemi vicino, non lasciatemi solo, ma lasciate che tutto si compia”.

Lo comprese anche Magda, che si strinse ancor più a Maria senza gridare. Camminarono con lui, le sue cadute erano anche le loro cadute, gli sputi che riceveva cadevano anche sui volti delle due donne, gli insulti e gli oltraggi ferivano i loro cuori come il suo.

Arrivarono infine sul monte.

Piantarono i chiodi sulle mani e sui piedi. L’uomo sembrava ormai morto, stava in silenzio, occhi chiusi, solo il corpo sussultava sotto i colpi di martello.

Maria ebbe il tempo di fasciare col suo velo le sue nudità. Anche i boia accettarono quell’ultimo gesto di pietà. Poi innalzarono la croce.

Di amici qui nessuna traccia, anzi, no, uno era rimasto, e si era avvicinato alle due donne. Ma la folla insultava, ingiuriava, urlava farneticante contro di lui.

Salvati! Fai vedere chi sei” Vieni giù! Ti crederemo se ti salvi da solo!”

Il crocifisso stava silenzioso, raccolto nelle ultime forze che lo stavano abbandonando.

A Magda pareva che con le labbra mormorasse qualcosa.

A un certo punto venne il finimondo. Tuoni, lampi, terremoto, buio, venne la notte improvvisa e la terra sembrò rovesciarsi tutta. Un fuggi fuggi generale e tutti tacquero. Cadde un silenzio rotto improvviso dalla sua voce,  ma nessuno gli rispose.

Poco dopo, con altro tono, di totale resa e abbandono fiducioso, ancora la sua voce si erse nel silenzio e proprio in quel momento l’uomo morì.

Con lui restarono in pochissimi, c’erano anche alcuni soldati che lo avevano ingiuriato fino a poco prima. Ora lo guardavano con aria sbigottita, non capivano chi fosse stato quell’uomo innocente che avevano portato al macello e su cui si erano divertiti a sfogare i loro bassi istinti.

Solo Maria sembrava sapere e trasmetteva la sua certezza a Magda che teneva per mano. Restarono lì fino al calar della sera, quando venne un tale Giuseppe a raccogliere il corpo, lo deposero dalla croce e con un lenzuolo lo trasportarono nel sepolcro di un giardino.

Magda e Maria seguirono in silenzio il piccolo corteo e restarono a vegliare davanti la pietra con cui avevano sigillato l’apertura.

Magda non si rassegnava. Non era possibile che l’uomo che tanto amava fosse morto, lei aspettava, lo aspettava, un giorno lui sarebbe tornato, lei lo sentiva.

Restò a vegliare, seduta sul prato, a volte venivano soldati a controllare che tutto fosse a posto, che nessuno degli amici avesse spostato la pietra d’ingresso.

Quando infine venne la domenica Magda e altre donne poterono pensare alla sepoltura: pensavano di avvolgere il corpo in teli di lino, dopo aver pulito e versato unguenti e aromi.

Magda si accorse però che il sepolcro era aperto e usciva un raggio di luce bianca che accecava. All’ingresso stava un giovane che disse: “ Non state qui, non ha bisogno dei vostri unguenti e dei vostri teli. Lui è risorto.”

Magda rimase sconvolta e incredula in un primo momento, poi corse verso la casa degli amici comuni, volava per i sentieri tanto forte era la gioia che la animava . Perché lei credeva che era proprio così. L’uomo che tanto amava era tornato a vivere.

Lo urlò con tutto il fiato che aveva in corpo: “ E’ vivo! E’ vivo! Ha vinto l’amore. Lui è risorto!”

Nessuno le credette e proprio perché increduli corsero verso il giardino dove era stato deposto. Volevano vedere coi propri occhi. Magda poi era sempre stata una donna esagerata. Amava tutto ciò che è emozione forte, senza misura.

Non si poteva crederle così sui due piedi. E poi chi mai era tornato in vita dopo la morte, dai!

Corsero e arrivarono uno ad uno, chi prima chi dopo videro la pietra rotolata a fianco, il sepolcro vuoto.

 

 

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