Quando un vaso in terrazzo è un gesto d’amore

Ho nel terrazzino a est una vaso grande nel quale tempo fa ho cercato di riprodurre con talea il Tronchetto della felicità. Ancora incerta la sua sorte.

In compenso uso quel vaso per metterci semi , bulbi e tuberi di ogni specie. Non mi va di buttarli nell’umido solo perché sono andati a male.

Così un giorno vedo spuntare una fitta rete di sottili d’erba e mi chiedo:

Cosa sarà? Ha germinato l’orzo?

Alcuni li strappo d’impulso pensando siano erbe matte.

Ma esistono le erba matte? Lo sono solo nella nostra ottica utilitaristica: noi seminiamo o piantiamo negli orti e nei campi solo ciò che ha una utilità ben precisa e consideriamo infestante ogni altra specie che osa spuntare.

Così è successo a fiordalisi e ai papaveri nei campi di grano. Erano considerati infestanti e coi diserbanti ce ne siamo liberati e le campagne ora sono smorte, sono senza colore. Ma  non è solo un danno estetico. Man mano che spariscono dai campi le erbe selvatiche spontanee diminuisce anche il numero di bombi, api e farfalle utili per l’impollinazione che arricchiscono la biodiversità pure le produzioni.

Ah! egoismo umano quanti danni procuri!

Ad ogni modo ho avuto la prontezza di fermare la mia mano assassina e di lasciare crescere in pace quei fili. Avrei scoperto in seguito la loro natura.

Difatti crescendo ho riconosciuto le piantine di pomodoro!!!

Da dove arrivavano così numerose? Ah sì! Avevo lasciato lì sulla terra frammenti di pomodori ciliegini troppo avanti nella maturazione e molli all’inverosimile. Ed eccoli qui!

Sempre! Sempre noi dovremmo ritornare alla madre terra ciò che più non ci serve, farlo tornare là donde è venuto, perché il ciclo vitale continui.

E ho visto come una bestemmia la cementificazione delle vie! Anche se comoda dal punto di vista fango e sporcizia per le nostre scarpe.

Un giorno, camminando intorno al mio isolato, ho notato, steso sotto un alberello, un tappeto di puntini verde fosforescente. Parevano fiorellini minuti sull’asfalto.

Fossero caduti sulla terra avrebbero dato vita, alcuni almeno, a nuove piante. In quella inutile dispersione di pollini e di semi ho visto una fertilità abortita, quasi un omicidio del mondo naturale che ci accoglie.

Così accade ogni qualvolta buttiamo nella spazzatura tracce di vita vegetale che potrebbero concimare se non addirittura ricreare vite nuove.

Questo vaso in terrazzo è un piccolo gesto di ammirazione e di amore verso la Madre Terra. Manifesta, in poco spazio e con nessuna fatica, come dal rifiuto dei nostri cibi possa replicarsi la vita.

In quel vaso, giorno dopo giorno, ho interrato, zenzero, semi di limone, di arancio. Di cachi. Anche pezzetti di tuberi di topinambur.

Sono spuntati vigorosi, piante pioniere non a caso! Li ho già trapiantati.

Il bello è che in quel vaso di terracotta cresce un praticello di erbette varie: permettendone lo sviluppo, mostrano poi i loro veri volti e così poi passo al trapianto.

Restituisco alla terra ciò che dalla terra ho raccolto.

Dimmi cosa ne pensi, te ne sarei grata.

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