La generazione dei cani

La generazione dei cani.

No bambini. No vecchi. No famiglia.

Single, soli, con la compagnia di un cane.

Nulla di male. E’ una creatura di Dio. Fedele e devoto. Non protesta.

Non chiede nulla in cambio. Vuol bene e basta.

Sì, ha bisogno di nutrimento, di compagnia e di coccole.

Si stende ai piedi a pancia in sù per accogliere una mano amica.

Che forse, più che al cane, fa bene alla persona che in quel momento sfiora il pelo morbido, lo prende in braccio, lo stringe al petto, lo bacia, anche sulla bocca.

in mancanza di questo però la bestiola tace, soffre in silenzio, si acciambella aspettando il momento buono.

Se arriva. Quando arriva.

Una persona, un bambino, un anziano, un malato, sono più esigenti.

Non possono essere assistiti in modo saltuario, se garba, se c’è tempo.

Una relazione va coltivata, richiede dedizione. Specialmente se l’altro ha particolari necessità.

Non capricci, no. Necessità.

Ma anche il nostro cuore ormai, non più di carne, funziona come un parchimetro: a ore.

A un certo punto scade l’orario di parcheggio, scade l’orario di accoglienza.

Un cane sopporta. Il suo silenzio copre ogni senso di colpa.

La persona invece, forse, con gli occhi chiede: ” resti ancora con me?” spalancando un mondo fastidioso di attese che è meglio ignorare.

2 pensieri su “La generazione dei cani

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