Alba Chiara


Era quasi Natale. In un mondo che più non riconosceva, Alba Chiara viveva una realtà quasi soltanto sua.
Nessuno avrebbe immaginato che dietro quello sguardo sorridente, il sorriso accogliente, ci fosse un universo così magmatico ed enigmatico.
A lei stessa anzitutto.
Alba Chiara, un nome un programma, di luce pareva.
Glielo aveva messo il prete che l’aveva raccolta abbandonata sulla scalinata della chiesa.
Un nome che prometteva speranza. In qualche modo era stato profetico quel prete di campagna. Era stata poi cresciuta in una casa – famiglia. In mezzo a tanti figli, era stata una figlia anche lei.
Ma qualcosa le aveva bucato il cuore sin da piccola.
Quell’abbandono aveva ferito la sua esistenza, era rimasta affamata d’amore.
Non lo sapeva Alba Chiara, ma in un angolo, in fondo al suo essere, una voce sussurrava: “ Amami, per favore amami”.
Chissà se per questo motivo la bimba crebbe con una grande tenerezza. Se la portava dentro, la seminava nei suoi incontri, ovunque era conosciuta per questo e anche tanto amata.
Eppure, crescendo, sentiva una fame insaziabile d’amore. Un giorno andò alla radice della sua ossessione, voleva placare il cuore, dare una risposta alla mente, voleva sapere perché, perché la madre l’aveva abbandonata.
Mollò il lavoro in fabbrica, “anno sabbatico “ si disse. Avrebbe fatto la turista, coniugando al suo girovagare la passione per la fotografia.
Non di luoghi. Di volti.
Per scattare foto doveva chiedere il permesso, lei voleva immortalare sguardi, cercava in quelle pozze private, un’immagine riflessa, un volto di bimba.
Così Alba Chiara divenne giramondo, si adattò a lavori saltuari, cameriera, commessa, giusto per mantenersi. Anche il lavoro era occasione di conoscenza.
Però non era in quei luoghi che avrebbe trovato ciò che cercava. Nei pomeriggi d’inverno cominciarono le lunghe camminate sulla riva del fiume, forse lì si rifugiava, nascosto, il Volto.
Indossò vestiti usati, recuperati in un centro Caritas, in fondo non li rubava a nessuno. Anche lei si sentiva una diseredata, una sola mondo, una affamata. I capelli sciolti e lunghi appena fermati da un nastro rosso, il volto abbronzato e arrossato dall’aria pungente, le mani irruvidite da lavori manuali, senza creme ad ammorbidirne le pieghe, proprio come il cuore. Restava spiegazzato e ferito.
Usava poche parole. Le persone che incontrava amavano il silenzio, non si fidavano più dei suoni articolati da chi camminava svelto e ben coperto per le strade, con la certezza d’una meta che loro non possedevano, col passo elastico e sicuro di chi conosce braccia sicure, accoglienti.
Alba Chiara divenne una di loro. In fondo si sentiva proprio senza casa, abbandonata, rifiutata. Ferita in modo indicibile.
Riuscì a incrinare quei muri di silenzio, a sentire voci, titubanti, raccontare. Scopriva un mondo sconosciuto, diffuso, tentacolare, lo trovava in ogni paese e città.
Il mondo dei diseredati. Dei feriti, dei diffidenti.
Si lasciarono fotografare mentre raccontavano la propria vita. Iridi sepolte vennero alla luce. Coi ricordi. Con luci inattese. Con luccichii inequivocabili.
In ognuno di quei pozzi Alba Chiara trovava immagini, sepolte da tempo, venivano ora alla luce.
Archeologa dell’anima, conobbe in quei deserti abitati, esseri invisibili e muti, fantasmi ignorati di un mondo parallelo che scivolava accanto sordo e orbo, rinchiuso in prigioni di mente e di cuori.
Trascorse il Natale sulla strada, condividendo coperte e briciole di vita vissuta. Qualcuno aveva consegnato loro dei pacchi, un gesto che acquietava le coscienze in una notte così speciale, un gesto di bontà occasionale. Nulla avrebbe mutato alla vita di questa popolazione ferita e sola.
Conobbe volti ed esistenze Alba Chiara, la sua vita si popolò finalmente, non aveva trovato ancora quel volto di bimba dentro il pozzo di uno sguardo, aveva trovato però anime, come lei assetate e vere.
Nel silenzio che avvolgeva la notte, si alzò una voce, timida, un canto, una nanna.
Da mani infagottate uscì una bambola, avvicinata al petto, stretta sul pastrano ormai sfinito. La voce accompagnava l’abbraccio con un dondolio, proprio di culla. Il cielo sfavillava, dopo tanta pioggia, la notte era lustra e splendente, senza smog e nebbie ad oscurarne i tratti.
Tutti loro lì presenti, con moto involontario e comune, si strinsero intorno, si avvicinarono, inchinati a osservare, una madre e una figlia.
Alba Chiara sentì un oceano spalancarsi, ondate violente l’assalivano, quasi lei fosse una spiaggia senza barriere. Stavano sotto il porticato illuminato. Chiamò:
“ Mamma”.
La donna, un attimo fugace, alzò il volto, continuando a ninnare. Alba Chiara scattò una foto: un volto, ormai senza tempo, di madre per sempre.
Raccolse in fondo allo sguardo, il volto di bimba.
Il suo volto.
Martedì 24 dicembre 2019 – Vigilia di Natale

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