Barufo e Smeralda: la grande battaglia

Il Mago  Barufo si svegliò di malumore. Aprì la finestra della torre ove aveva la sua camera, con letto a baldacchino, tre gufi impagliati, una luna d’oro zecchino.

La nebbia si stendeva al di sotto come un copriletto, non vedeva neppure un lembo di verde, un filo di azzurro e lontano lontano udiva risate e rumori che gli infastidivano gli orecchi.

Ahiahiahi… stamattina avrebbe dato una lezione a tutta quella gente che viveva laggiù, d’accordo che non erano fatti suoi, nel suo Regno tutto era silenzio e ordine, robottini si muovevano a sbrigare lavori e affari che gli rendevano facile la vita.

Ma confinava con il Regno di Smeralda, lei era giovane e giocosa, non si preoccupava  di pretendere obbedienza agli abitanti delle sue terre. Vivevano in libertà, ognuno faceva a modo proprio, a lui toccava vedere l’allegria che si diffondeva da un paese all’altro.

Il Sole sorgeva su campi e paesi scaldando e rendendo rigogliose le coltivazioni. La pioggia scendeva su ogni zolla di quella terra, non c’erano angoli aridi e secchi. Tutto era verde sfavillante, non per niente era il regno di Smeralda.

Gli abitanti sapevano costruire case e palazzi così stupendi!!!

Ahi! Il mago … si sentì ferito in un angolo del petto.  Lui non sopportava la bellezza e gli toccava vederla ogni volta che spalancava le imposte della camera.

E la musica… oh come lo infastidiva! Li sentiva quegli esseri cantare in coro, suonare strani strumenti che avevano creato con le loro mani!!!!

Ecco cosa lo tediava di più! Tediava? Lo faceva diventare paonazzo di rabbia: quegli esseri erano umani, chissà come aveva fatto Smeralda a ottenere un Regno con abitanti in carne e ossa. Lui doveva accontentarsi di macchinari e ingranaggi, alluminio e titanio, ferro e latta , questo era il materiale che lui aveva usato per avere a sua disposizione un esercito di individui.

Individui? Macché, macchine erano, che lui doveva comandare dal suo laboratorio supertecnologico.

In un angolo di quel suo petto, duro come acciaio, vibrava una nota di invidia.

Come avrebbe voluto avere anche lui un esercito in carne ed ossa, con teste e cervelli che sapevano cosa fare ogni momento, senza che dover inviare segnali superspaziali.

Colori e canti nell’aria di quel piccolo Regno insignificante!!!

Se solo avesse potuto occuparlo, avrebbe saputo lui come farli rigare dritto.

Il Mago Barufo si lasciò cadere sulla poltrona accanto al davanzale. Imbronciato, con le mani si teneva la testa. Oggi avrebbe dato una lezione alla sua bella vicina Smeralda.

Gli balenò un’idea nella mente tenebrosa che si trovava in quel mattino di luna storta.

Chiamò a raccolta i suoi amici, si fa per dire, Uragano e Tifone. Quando c’era da organizzare qualche disastro rispondevano veloci, vivevano solo per portare tempesta. Arrivarono in volata attraversando muri e porte, si accomodarono intorno al Mago Barufo, agitati e rumorosi, carichi di umidità.

“ E’ arrivato il momento di dare una lezione a quegli smorfiosi allegrotti del Regno di Smeralda. Voglio vedere se  sarà sempre di buonumore e gentile anche dopo questa bastonata che le daremo. Perché  ho pensato bene dove colpirla. In ciò che ha di più caro, la bellezza.”

Le parole del Mago istigarono ancor più Uragano e Tifone che non vedevano l’ora di portare un po’ di movimento e agitazione in giro per il mondo.

Barufo lasciò loro carta bianca, indicò soltanto quali zone voleva demolire.

Mostrò la mappa del Regno di Smeralda, indicò con l’indice unghiuto una lingua di terra dove sorgeva la più bella e delicata città, costruita sull’acqua.

Uragano e Tifone si misero a sghignazzare… ehehehe.. per loro era perfino banale quel lavoretto.

“ Tutto qua? “ erano quasi delusi, essere stati disturbati per una sola città.

Il Mago allora estrasse la sua magica lente di ingrandimento  e mostrò in ogni dettaglio il luogo da devastare. Palazzi, chiese, case, entrò con quella lente fin dentro le finestre ricamate e luccicanti d’oro, mostrando gli interni.

Perfino i due arroganti amici restarono senza fiato. Gli occhi rimasero incollati ai dipinti che ricoprivano ogni parete, ai mosaici che brillavano sul pavimento di una chiesa bella come mai avevano visto.

“ Beh! Se è così!… “ biascicarono ancora senza fiato per tanta bellezza…” qualcosa si può ricavare di soddisfazione. Lavorare su questa città sarà forte come  lavorare su tutto un continente!” esclamarono insieme.

Il Mago li aveva scrutati e si era allarmato nel vedere i due giganti quasi rammollirsi di fronte a quella visione. Decise di dar loro un altro incarico. Se doveva essere una lezione…embè … Smeralda l’avrebbe avuta ben salata.

Con la sua magica lente in mano, li chiamò vicino a sé .

“ Non basta miei cari! Guardate questi monti, queste valli” e sei paia d’occhi si incollarono sulla lente.

“ Questa terra la lascio nelle vostre mani! Fate quello che più vi piace. E in fretta. Che Smeralda non abbia neppure il tempo di respirare e i suoi sudditi di reagire. Devastazione sia!”

 Quasi urlò le ultime parole carico di rabbia nel vedere ancora una volta, da vicino, quanto bello fosse quel Regno.

Uragano e Tifone si mossero all’unisono sollevando drappi e tendaggi facendo quasi cadere il Mago dalla poltrona tante erano la foga e la voglia di dare inizio ai lavori.

“ Affare fatto” esclamarono e se ne andarono rapidi e invisibili lasciando sul pavimento una larga chiazza bagnata.

Il Mago si avvicinò alla finestra dove teneva un potente cannocchiale. Si mise comodo a scrutare il panorama. Adesso sarebbe cambiato il paesaggio e quanto!  dopo il passaggio di Tifone e Uragano.

Li vide subito all’opera. Non si accontentò di ciò che vedeva col cannocchiale. Prese la lente d’ingrandimento, si accomodò ancora in poltrona, voleva assaporare attimo per attimo la distruzione.

Vide che i lavori erano iniziati lassù in montagna.

Nel giro di pochi attimi il verde mutò in marrone, i boschi divennero terreno sradicato, le piante giacevano a terra come se su ogni altura fosse passata una rasoiata. I due giganti avevano lavorato a fianco, raspando e spianando senza pietà. Neppure il tempo di dire “ amen” e tutto era finito.

Li vide, i due, sostare un attimo in alto, a osservare il lavoro. Per non sbagliare avevano preso le misure in grande, scollinando anche in altri Regni vicini.

Poi scesero insieme al mare. Li osservò mentre scrutavano ogni angolo della città, parlarsi , forse decidevano la tattica da adottare.

Uno cominciò a soffiare dal mare, l’altro dalla terra ferma, l’acqua cominciò a salire lenta e inesorabile, lambiva ogni muro, ogni colonna, entrava in ogni pertugio, scardinava porte e finestre.

Acqua scendeva dal cielo, acqua saliva dal mare, stavolta Smeralda e la sua bellezza sarebbero state cancellate dal suo orizzonte.

D’improvviso una luce accecante lo obbligò a distogliere lo sguardo. Quando poté riavvicinarsi alla lente a guardare, vide Smeralda col Sole e i suoi aiutanti  all’opera, asciugavano ogni angolo, il mare si ritirava, timido di fronte alla sua Regina.

Barufo non si dette per vinto. Non era possibile che lei, Smeralda, avesse tanto potere da farsi ascoltare da cielo e mare.

Buttò lo sguardo sui monti. Vide mille aiutanti lavorare alacremente, togliere legni, tagliare, impacchettare, dissodare, piantare nuovi alberi.

Il Regno di Smeralda, uscito da due devastazioni, era tornato come prima in batter baleno. Macché come prima! Più bello di prima, non c’era confronto.

Il Mago Barufo, che mai aveva conosciuto la potenza di Amore,  vide accanto a sé Uragano e Tifone  dissolversi in una pozza d’acqua, evaporati, sconfitti.

Non ebbe il coraggio di gettare lo sguardo dalla finestra. Anche senza cannocchiale comprese la propria sconfitta. Voci allegre arrivavano a lui da ogni dove. Non volle guardare, gli occhi erano annebbiati da qualcosa che non aveva mai conosciuto prima. Pianto.

Lacrime scendevano copiose  lungo le guance,  sentì una mano posarsi leggera sulle sue, alzò lo sguardo. Vide Smeralda. Fu l’ultima immagine che entrò nella sua anima prima di dissolversi per sempre come fumo nell’aria.

In ricordo di Vaja del 29/ 30 ottobre 2019 e della Acqua Granda di Venezia il 12 novembre 2020. 

2 pensieri su “Barufo e Smeralda: la grande battaglia

  1. Con delicatezza hai rievocato due eventi drammatici, dimostrando una stupefacente capacità narrativa capace di emozionare. Complimenti!

Dimmi cosa ne pensi, te ne sarei grata.

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