Sabato 4 Aprile 2020

Qui seduta al tiepido sole, rari rumori d’auto, in lontananza un tosaerba sistema un prato.

Silenzio, solo canto d’uccelli intorno.

La Natura si riappropria degli spazi: acqua, terra, aria, appena l’uomo si mette in disparte.

Chissà se dopo questa lezione impareremo a convivere con rispetto e amore.

In fondo la Terra è un immenso condominio, con inquilini molto diversi dove tutti hanno diritto di vivere nel pieno delle loro possibilità.

Ognuno è chiamato a contribuire alla crescita di ognuno,

ognuno è chiamato a dare una mano per creare un’atmosfera di operosa, benigna, generosa serenità.

Siamo piombati, noi umani, come alieni irrispettosi in un habitat già popolato.

Che poteva essere per noi un Eden, se solo ci fossimo entrati con mani di velluto, in punta di piedi.

Invece siamo avanzati come carri armati corazzati: ” E’ mio, faccio quello che voglio io!”

Ora, forse, da vittime del virus, sperimentiamo di essere noi ospiti indesiderati, alieni noi in un mondo che credevamo ci appartenesse.

Qua e là resistono rigurgiti di superbia e prepotenza non ancora spenti, forse solo un po’ sopiti, ma pronti a riaccendersi se appena il virus retrocede.

Lezione sprecata per tutti questi animi corazzati.

Loro sì estranei ad un Creato. Essi stessi creature si sentono Dei.

Qui, nel terrazzino a est, riparato, al sole, col tavolino per scrivere, mi sento, stranamente, privilegiata e felice.

Mi penetra il silenzio umano, rinchiuso dentro i 4 muri delle case, mi attraversa e mi suona dentro il canto degli uccelli.

Libero.

Percepisco la grande libertà di cui godono e di cui, sento, sono consapevoli.

Gli uomini che portavano a spasso i cani, guinzaglio e museruola, sono ora rinchiusi dentro le loro case, fattesi gabbie.

Se escono, sono loro adesso a mettersi la museruola.

La mascherina d’obbligo, mani guantate, non hanno il guinzaglio di catena fisica, ma lo hanno comunque, disegnato da una App dentro il proprio cellulare. Raggio di 200 metri, non di più.

Libera uscita senza neppur segnare il territorio come fanno i cani.

Anzi, meno tracce si lasciano al passaggio, meglio è.

Sto imparando a vivere il presente, nel presente, nell’attimo fuggente che compone la nostra vita.

No ieri. No domani.

La vita è qui ed ora.

Vivere con se stessi, nella solitudine forzata, imposta, non è sempre facile.

Si è in ogni istante in compagnia di se stessi, in compagnia di un ” quasi sconosciuto”.

Nella frenesia passata, quasi ricordo diluito nel silenzio di oggi, lavato da amuchina dilagante, i nostri volti erano multiformi.

Ne avevamo uno per ogni situazione. Uno per ogni incontro. Uno per ogni occasione.

Ora, di giorno o di notte, col sole o con la nebbia, questi mille volti cadono come maschere.

Resta solo l’essenza di noi stessi.

Che non conosciamo.

Di cui forse abbiamo soggezione o timore.

Che guardiamo con sospetto o vergognosi.

Chi siamo veramente, noi?

Dimmi cosa ne pensi, te ne sarei grata.

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