Il Paese delle Meraviglie

Qualcuno dai terrazzi vicini osservava una donna danzare, a ritmo di valzer.

Che strano! Ballava da sola, le braccia avvolte attorno al corpo, come se… come se fossero in due a danzare…. ma il ballerino non appariva neppure in modo fugace.

In effetti Veronica quel mattino aveva deciso di lasciarsi andare alle movenze fluenti di un valzer.

Come fare se il mondo si era d’improvviso rimpicciolito e racchiuso dentro poche stanze?

Se gli abbracci erano materia proibita? Se contatto significava contagio?

Non era in una capsula spaziale lei, non era un’astronauta e neppure una speleosub.

Lei amava la vita, l’aria aperta, gli abbracci… sì, quante volte aveva abbracciato gli alberi nelle sue camminate, e parlato e cantato coi rami frondosi che oscillavano al vento.

Lei non si sentiva di questo mondo, piuttosto una Veronica – Alice da Paese delle Meraviglie.

Tutto era stupore ai suoi occhi, tutto melodia cui non poteva sottrarsi.

Cercò tra la musica il Valzer dei fiori di Tchaikovsky e si trovò a danzare su erba fiorita, primavera nelle note come nell’aria che fluiva profumata fuori di casa.

Piedi scalzi su zolle erbose di cui percepiva l’umore, il calore, l’odore.

E il damerino? Lo aveva in sé! Si abbracciò, si avvolse con le sue proprie lunghe braccia immergendosi in un’onda dapprima leggera, poi frenetica come se zefiro fosse giunto a far ondeggiare anche lei – loro come fili d’erba sguscianti.

Era sbucata nel mondo della musica, ove confini non sono, ove le note suonano anche fuori dal rigo, sotto o sopra, nessuno le ingabbia e lei… lei le gabbie le aveva spalancate col solo pensiero, si sentiva ora velo di nuvola, come ombra fugace sui fiori.

Rapida passava spegnendone un attimo i colori, poi dissolveva e scioglieva ombre interiori, annacquava il nero dentro le sfumature di un prato musicale.

Il Paese delle Meraviglie, ecco dove ora stava! E da qui non sarebbe più uscita.

Nessuno più l’avrebbe trascinata dentro strade di sempre, scolorite e scolorate.

Una risata scrosciante affiancò i passi leggeri sull’erba.

Veronica libera invadeva col sorriso una nuova terra.

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