Sono salita al sentiero delle Meatte in Grappa. Una mulattiera, scavata dai soldati della prima guerra mondiale, a strapiombo su Valle San Liberale. Il sentiero, in certi punti, sembra appoggiarsi ai burroni sottostanti.

Panorama mozzafiato: la pianura veneta si stendeva sotto un leggero velo di foschia che non impediva però di distinguere i Colli Berici, gli Euganei, la laguna e le miriadi di paesi e città caratteristici di questa area del Veneto più industrializzato.

Salita fino alla Chiesetta di Cima Mandria e poi sosta alla malga Archeson.

Al ritorno abbiamo seguito un altro sentiero che portava dentro il massiccio, tra i suoi alti colli, tra i prati, rivelando un panorama nuovo. Un tratto dell’anello del Grappa che corre sul crinale tra due valli.

Ad un certo punto il sentiero fiancheggiava le trincee li scavate: era un ottimo punto di osservazione, sia in pace che in guerra.

Allo sguardo del turista distratto appaiono come un canalone più o meno fondo nel quale sono cresciuti arbusti. E fiori.

Bisogna fermarsi e accendere l’immaginazione per intuire cosa erano quei cunicoli per tanti soldati … casa e rifugio e zona di morte.

Mi pareva di sentire le voci dei soldati, i richiami, gli urli, i pianti, le attese nel freddo, impilati nei loro pastrani di panno, permeabili e grevi di pioggia e di neve.

Ho pianto perché ero dentro quel dolore assurdo, dentro la guerra, vedevo giovani imbottigliati per ordine supremo dentro quegli stretti passaggi scavati a mano, quasi fosse scavate per se stessi, anzitempo.

Magari si facevano forza illudendosi di essere eroi per davvero, coloro che avrebbero salvato la patria. Loro, gli eroi da medaglia d’oro, senza i quali la patria sarebbe scomparsa.

Che illusione!!!! Eppure pensare così poteva dare un senso alle loro presenze brevi, spente troppo presto per esigenze di sicurezza.

Intanto, dall’altra parte del monte, altri di loro, stranieri gemelli per esistenza e sogni, vivevano la stessa storia, con la sola differenza di calcare suolo straniero, non terra di casa.

Ma per chi, quel monte, era terra di casa? Per i sardi? Che c’entravano i sardi, i siculi con la terra veneta? Prelevati dai loro campi, richiamati quassù, su ventilate cime sforacchiate come i loro corpi da colpi di artiglieria?

L’uomo davvero non impara mai, si incammina sulla stessa via, un uomo dopo l’altro, dalla nascita alla morte, ognuno illuso di vivere una vita unica, mentre è una copia di quella altrui, vissuta senza senza svoltare su strade nuove.

La guerra continua oggi, ovunque sulla terra, impietosa e vorace, denuda e brucia terre e corpi, altrove.

Mio Dio! Quanto dolore ho respirato lassù in mezzo a quel verde carico di vita!!!

Poi ho alzato lo sguardo per riagganciarmi al presente ma su ogni crinale osservato immaginavo trincee, lassù, a cavallo di due versanti, per controllare meglio il “nemico”.

Con fatica ho staccato gli occhi da quei sentieri scavati nella terra, ora mimetizzati da giovani arbusti, e fiori. Chissà… saran cresciuti bevendo il sangue, riciclando, come sempre, morte per dare vita.

Mi han seguito le voci urlanti ordini, imploranti vita, mi han seguito fino a quando ho smesso di camminare accostata alla trincea per scendere il monte.

Il Grappa, lo chiamano il Monte Sacro alla patria, ma che sacro!!!

E’ il monte dei morti, morti inutili a dirla tutta, ogni morte procurata con una guerra è inutile.

E infine i soldati sopravvissuti tornavano a casa feriti per sempre, a volte nel corpo ma sempre e più gravemente nell’anima e li chiamavano” mati de guera”.

Certo, chi riusciva a sopravvivere non poteva uscirne sano di mente. Dopo tante assurde atrocità, come tornare a ritmi di vita “normali”? Ognuno restava in compagnia di un mondo mutilato, coi sogni distrutti e incubi ossessivi. Impossibile sfuggire alla falce che aveva segato tante vite.

Bellissime le Meatte!

Per smuovere i muscoli delle gambe, della mente, per sciogliere i nodi del cuore, per cambiare prospettiva, per aprire gli occhi al mondo scoprendo le Bellezze della Natura e le atrocità dell’uomo.

Dimmi cosa ne pensi, te ne sarei grata.

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