Eden’ Altro

Eden’Altro

Camilla sentiva le cornacchie grigie gracchiare di mattina presto… e le facevano paura. Le voci sgraziate dominavano l’aria di tutto il paese.

Oh! Che voglia di uscire, incontrare gli amici, riprendere la vita di sempre, sì, anche di scuola, sì. Era bella anche quella! Si accorgeva soprattutto adesso quanto le mancava! Da lunghi mesi stavano chiusi in casa e lei non ne poteva più di quella vita bloccata dentro i muri.

La cornacchia nera che stamattina gracchiava sull’antenna della casa vicina l’aveva fatta decidere. Lei sarebbe fuggita da casa, non importa dove purché fosse possibile vivere libera, con gli amici, correndo e arrampicando, giocando, abbracciando, sotto un cielo dove sfrecciavano le rondini e le farfalle ti solleticavano il naso.

Andò a cercare le sorelle, Silva e Susanna. Insieme avrebbero organizzato la grande fuga. Ma le trovò ancora profondamente addormentate.

Tornò alla finestra. Dietro i pini della villa stava sorgendo il sole e lì, proprio sui tetti delle alte case che si ergevano alte davanti a lei, stavano ora ben 5 cornacchie. Sfrontate e prepotenti, gracchiavano a turno, spalancando ogni tanto le grandi ali in un breve volo per poi tornare in postazione.

Che brutte! A Camilla pareva che le dicessero: “Guarda che ti teniamo d’occhio eh! Non pensare di andartene fuori casa senza di noi!” A questo pensiero Camilla si tuffò sotto le coperte. Doveva fuggire da casa, ma non sola. Non ce l’avrebbe fatta da sola. Soprattutto non avrebbe voluto andarsene lasciando sorelle, genitori e amici… Ne aveva una lunga fila a pensarci bene. Come avrebbe potuto organizzare la grande fuga? Cominciò a pensare. Intanto c’erano Silva e Susanna. In tre già formavano una bella compagnia per quanto piccola. Chissà! Insieme avrebbero trovato l’idea vincente.

“Buon giorno buon giorno!” la voce di mamma chiamava per la colazione. Camilla si era riaddormentata, uscì faticosamente al sogno. Malvolentieri però perché era: Eden’Altro e da qui non voleva uscire. Per far che poi? Tornare alla “normalità” di un vivere rinchiuso?

Coi visi ancora umidi d’acqua si trovarono tutti e cinque attorno al tavolo per la colazione. Per fortuna tra di loro, in famiglia, gli abbracci esistevano ancora. A turno le tre bimbe saltarono sulle ginocchia del papà, si attaccarono alle gambe di mamma per farsi baciare e scompigliare i capelli in strofinatone coccolose. Silva decise di non scendere dalle ginocchia di papà e ci restò incollata sopra e da lì fece la sua bella colazione. Che bello! Camilla si accorse che c’era nell’aria qualcosa di nuovo, di allegro.

Susanna disse: “Basta! Sono stufa di stare chiusa in casa!!!Oggi voglio uscire! Una passeggiata no? Ci sta!!!“ Quattro occhi birichini osservarono quelle belle figlie sorridendo. Mamma rispose:

“Susanna, ma tu oggi leggi nel pensiero!”

Oh! Non vi dico i salti di gioia mentre papà spiegava: “Ieri sera abbiamo proprio deciso di fare una camminata lungo il fiume”.

“Ohhhh! “

“Evviva”

“Libera uscita finalmente”.

Tutte e tre scapparono da tavola per prepararsi: pettinarsi, jeans, scarpe da ginnastica. Ah! Sì, e la inseparabile mascherina! In un batter d’occhio erano bell’e pronte davanti alla porta coi piedi scalpitanti. Le fermarono le voci dei genitori. “Ehi! Calma calma… stavolta faremo una lunga passeggiata, ci servono anche i viveri, faremo pic nic!”

Pic nic! Che magica parola! Da quanto tempo non veniva detta in casa? Da troppo tempo ormai. “Silva e Susanna, Camilla, forza, zainetti in spalla con le borracce!” Che scompiglio nelle stanze! Impossibile frenare l’entusiasmo. Sarebbero partiti così, sui due piedi. Tanto, al ritorno, avrebbero sistemato tutto.

Ben attrezzati, col permesso di libera uscita dato la sera prima, salirono sull’auto ferma da mesi davanti casa, tutta impolverata. Era mattina presto, fuori silenzio totale e nessuna persona in giro. Parlarono d’istinto sottovoce per non svegliare il quartiere. Sulle antenne e sui rami alti le cornacchie li osservavano. Ora erano davvero tante, immobili e grigie … Silva salì svelta…. “e se si fossero mosse verso di loro?

Brrr! Che paura! Assaliti da uno stormo di neri uccelli?… No no, via via, lontano” pensò. Una volta messa in moto, l’auto parve cantare, felice anche lei di sgranchirsi le ruote che stavano arrugginendo! Da troppo tempo a quel Maggiolino mancavano le voci della sua famiglia. Già, il Maggiolino aveva un suo cuoricino e godeva di essere al servizio di tutti loro, si sentiva davvero fortunato mentre galoppava veloce e pimpante sulle strade deserte. Nessun clacson, né sorpassi, le frecce pure erano inutili. Pareva di stare nel deserto. Il cielo si illuminava sempre più… ed era tutto per loro. Solo una macchia nera pareva seguirli, volava nell’azzurro, silenziosa…. Ohhhh! Erano le cornacchie e seguivano la loro stessa direzione. Per il momento se n’era accorta solo Susanna che però tacque. Non voleva rovinare la gioia che vibrava dentro l’abitacolo. Tuttavia il suo cuore si stava riempiendo di preoccupazione.

“Le avrebbero avute al seguito per tutto il giorno? Perché venivano con loro? Perché non erano rimaste appollaiate sui tetti delle case?” Ben presto se ne accorsero anche le sorelle che cominciarono a sgomitarsi:

“Avete visto? Le cornacchie vengono con noi!” Arrivarono veloci alla meta. Scesero dall’auto, che sbuffò felice sotto le carezze delle sei mani, soddisfatta di aver fatto bene il suo lavoro. Davanti loro il nastro d’asfalto proseguiva dritto mentre a sinistra si apriva un sentiero. Le tre ragazzine imboccarono d’impeto il viottolo che pareva snodarsi stranamente davanti a loro man mano che correvano.

In cielo lo stormo nero le seguiva. Una gracchiata ogni tanto, giusto per dire:” Non ci scappate! Siamo qua anche noi!” Papà e mamma lasciarono fare, si guardarono con aria complice e sorridenti: avevano finalmente riportato la gioia in quelle tre giovani creature. Che volere di più? Sei gambe agili e svelte scavalcarono il muretto e … oplà….Camilla riconobbe il luogo. Era il luogo che aveva sognato!

Era Eden’Altro!!!!

Nello stesso momento sentirono un botto e si girarono giusto in tempo per vedere lo stormo sbattere contro qualcosa e arrestarsi improvviso. Anche papà e mamma parvero immobilizzarsi di botto. Gli zainetti caddero dalle spalle, le tre ragazzine si guardarono intorno smarrite, felici, spaventate. Non capivano cos’era successo: loro erano dentro un giardino e fuori… fuori erano rimasti i genitori con lo stormo di cornacchie. Silva riprese la corsa mentre le sorelle confabulavano tra loro.

“Torniamo indietro a cercare mamma e papà?”

“Proviamo a chiamarli? Magari sono qui vicini, dietro qualche cespuglio”

“E se sono rimasti fuori con le cornacchie?”

Non badarono alla sorellina che ormai si era inoltrata fino ad una piccola radura. Lei sentiva un ronzare continuo, il sole era alto, il profumo di fiori e piante la stordivano. Seguì la direzione del ronzare e si trovò davanti una moltitudine di api. Stavano, affollate e chiacchierone, davanti alle arnie. Qualcosa di sicuro stava accadendo, lo capì anche la piccola, che si sentì chiamare.

“Silva! Vieni! Finalmente sei arrivata!”

Ape Regina le volava intorno alla testa in un girotondo che la obbligava a girare come una trottola. “Noi, Popolo delle Api, eravamo in attesa di te e delle tue sorelle. E’ il Tempo del Risveglio e soltanto voi potete aprire il cancello del nuovo mondo”.

Per Silva le meraviglie della vita esistevano e come e sapeva che tutto ciò che le stava attorno era vivo e amico. Perciò non si stupì di nulla e salutò gioiosa:” Ciao Ape Regina!” In quel momento si udirono le sorelle chiamare:

“Silva! Dove sei?”

Ape Regina intervenne veloce:

” Tranquilla Silva! Le api messaggere guideranno Silva e Susanna” e subito un piccolo gruppo di ronzanti insetti prese il volo verso nord. In quattro e quattr’otto arrivarono le sorelle e guardarono a bocca aperta Ape Regina ronzante attorno al capo di Silva mentre lo sciame le si inchinava innanzi.

Anche loro comprendevano il linguaggio delle api!

“Benvenute ragazze! A voi il compito di Risvegliare la Terra. Ecco la magica pozione di nettare e miele. Mangiate e tutto vi sarà chiaro”.

Depositarono sulle loro mani una piccola foglia, sopra brillavano perle color miele. Le tre sorelle succhiarono le gocce magiche e nulla fu più come prima. Ora volavano come farfalle e seguite dalle api si diressero verso lo stagno. Il forte gracidio si zittì improvviso e nel grande silenzio si alzò la voce del Re dello stagno, il Rospo Smeraldino.

“Finalmente siete arrivate! Non c’è più tempo da perdere! E’giunto il tempo del Risveglio!”

Le tre ragazzine – farfalle ora sapevano cosa fare. Una dopo l’altra presero la parola, con garbo e rispetto, con decisione e chiarezza. Cominciò Susanna:” Per prima cosa dobbiamo portare qui i nostri genitori. Sono rimasti fuori da Eden’Altro con le cornacchie”.

Camilla ordinò: “Api – Osservatrici andate in esplorazione e portateci loro notizie”.

Silva aggiunse: “Io preparo un esercito verde. Così mimetizzate avanzeremo verso le cornacchie”.

Le api – osservatrici tornarono indietro veloci: “I genitori sono prigionieri delle cornacchie, chiusi immobili dentro i loro voli”.

Rospo Smeraldino parlò:” Tranquille ragazze. Ape Regina ed io avanzeremo insieme, lei dal cielo, io da terra. E vinceremo. Sù andiamo”. Con quattro salti, immensi e lesti, fu subito al muretto mentre Ape Regina si trovò a volare sopra lo stormo delle cornacchie.

Rospo Smeraldino, detto familiarmente Bufo, cominciò a cantare e nel fare questo il suo collo, già tozzo, crebbe a dismisura. Bufo – Smeraldino divenne gigantesco e le cornacchie dovettero alzarsi in volo. Le api allora strinsero il cerchio: danzando loro intorno rinchiusero in gabbia lo stormo. La cornacchia maggiore, Testa Nera, prese la parola con un forte e roco “craaak”.

“Va bene, va bene! Credete di averci vinto! Ma non sarà una vittoria facile. Da stamattina stiamo alle calcagna di questi umani. Siamo affamate e sappiamo che dove sono loro, lì ci sarà cibo gratis a volontà. Passano e buttano, buttano e passano. Quindi lasciateci il passo libero!”

E urlò il suo craaak mentre lo stormo gli dava man forte craaakando a più non posso.

Ape Regina, ronzò: “Tranquillo Testa Nera. Siamo qui per annunciare il tempo del Risveglio! Sarà un tempo felice per tutti! Guarda!” e indicò le piante e le farfalle appena giunte.

“Ecco a voi Camilla, Susanna, Silva. Loro apriranno i cancelli del Nuovo Mondo. Tutto sussurrava il loro arrivo e noi di Eden’Altro le stavamo aspettando”.

L’intero stormo precipitò a terra, zampettando incerto verso i nuovi arrivati mentre mamma e papà abbracciavano le figlie in un gran girotondo. Non mancava più nulla, i cancelli si spalancarono, il Risveglio toccava ogni cosa.

Partiva da lì, dallo stagno, dalle arnie, dal boschetto: per tutti fu Eden’Altro.

Dimmi cosa ne pensi, te ne sarei grata.

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