Il mondo di Beny

Il mondo di Beny

Le strade erano vuote, nessun bambino giocava nel parco del quartiere.

Wilma osservava dalla finestra di casa, sotto l’occhio vigile del suo babysitter.

Oh! X10 era carino e simpatico. Era sempre pronto ad accontentarla, a preparare ciò che le serviva, a farla ridere e cantare. Aveva una lunga serie di storie memorizzate e poi ogni tanto ne creava di nuove prendendo spunto ora da una storia ora da un’altra. Per farlo lavorare così era necessario bagnarli i piedi, solo un pochino e per qualche tempo le sorprese del suo comportamento erano garantite. Diventava un babysitter diverso, praticamente un nuovo compagno. Così Wilma non era mai sola anche se mamma e papà per lavoro restavano fuori tutto il giorno. Lei si accorgeva del loro passaggio: la dispensa (una serie di barattolini multicolori) era sempre ben fornita, le sue carte di scuola firmate e trovava memorizzata nella sua busta personale un video – saluto di papà e mamma. Trovava anche accanto al letto, qualche mattina, un orsacchiotto col profumo di papà che, se preso in mano, la abbracciava e le faceva il solletico. O la robottina- mamma col profumo vero di mamma. Quel giorno comunque le strade erano vuote, di bambini come lei nessuna traccia. Eppure era il momento di libertà della giornata. Decise di uscire lo stesso, accompagnata da X10, il babysitter robotico. Che le dava la mano e risultava al tatto morbida e calda come quella umana.

Se chiudeva gli occhi, poteva pensare di stringere la mano del papà. Chiamò X10 che, stranamente, non era lì vicino a lei come faceva sempre. Ma X10 non rispose. Wilma cominciò a cercarlo: pensava fosse un gioco, quello del nascondino. Ogni tanto si divertivano a farlo. Ma X10 non rispose. X10 non venne. Sentì allora uno strano dolore allo stomaco, come una mano che stringeva lì, sopra la pancia. Una strana , brutta sensazione e nuova. Aprì la porta: forse X10 stava nel megagiardino personale dove uccelli di ogni tipo e colore cantavano quando voleva. Bastava premere un pulsante sul tronco di ciascuna pianta e subito echeggiava un trillo. Le piante poi erano bellissime, ricche tutti i giorni di fiori e frutti. Non lasciavano mai cadere le foglie, il manto d’erba per terra sempre intatto. Tutte piante create da un designer personale di mamma e papà. Loro potevano permettersi  certe cose molto personali che davano un tocco di distinzione alla loro casa .Ma X10 non si vedeva. Wilma quasi lo dimenticò e cercò il canto degli uccelli per avere un pò di compagnia. Premette il pulsante dell’albero a lei vicino ma nessun cinguettìo vibrò nell’aria. Anzi, stranamente si aprì il cancello del giardino, cosa che non poteva succedere se non digitavi il codice di uscita da dentro il portone di casa. Wilma, sorpresa, uscì sulla strada, vuota. Cominciò a camminare. Visitò i soliti luoghi, che le davano tranquillità: la archeo – piazza, la video – scuola,…poi si incuriosì perché vide una stradina cui non aveva mai badato.

Che volete! Lei seguiva i passi di X10 quando usciva ed era sempre accompagnata. Così non aveva bisogno di ricordare i nomi delle vie, la forma delle case, delle strade.

Soprattutto le sue uscite avevano sempre uno scopo e una meta e per questo X10 la  accompagnava al posto giusto immancabilmente. Ma stavolta camminava da sola e c’era pure tanto silenzio. Anche questo era strano perché  di solito, ovunque, nell’aria c’erano   messaggi o canti di uccelli o musica che predisponeva l’animo al buon giorno.

Camminava Wilma, dapprima incerta poi, quasi dimenticando quello che stava succedendo, accelerò il passo. Il sole era ancora alto, la stradina dritta sembrava non avere fine. E invece trovò una fine, sul bordo di una strada che aveva un colore mai visto: azzurro. E lo strano è che si muoveva continuamente. Fu incerta se camminarci sopra o no. Pensò che era davvero un bell’effetto ottico: pareva acqua! Una strada d’acqua. Che strano! Si sedette a guardare questa strada-acqua e vide dentro  qualcosa che si muoveva. Che bello! Sembrava quasi di vedere un tridi-video: le parevano pesci ma diversi da quelli che osservava nei suoi film-studio. Forse erano, come dire, degli esemplari sopravvissuti. Incantata osservava e non si accorse di qualcuno che le si era avvicinato. Ad un certo punto vide accanto a sé due piedi, due strane calzature e alzò gli occhi. Assomigliava a un uomo ma era anche molto diverso da papà. Aveva un viso tutto pieghettato ( non conosceva la parola rugoso) e due occhi ridenti. Vestiva abiti fuori moda. Pensò che, forse, era un nuovo modello di robot che lei non aveva ancora incontrato. O, senza accorgersene, era entrata in un’altra dimensione della storia, in un’epoca primitiva. Non era spaventata Wilma, solo molto curiosa. Si guardarono i due poi lo strano robot allungò una mano che teneva una cosa mai vista: era fatta da tante palline, rosso scuro, quasi viola, profumata. Wilma non sapeva che fare. L’uomo – robot colse la sua incertezza e allora con l’altra mano si portò alla bocca una cosa identica a quella che le stava mostrando. E morse, una pallina dopo l’altra, mangiò beato. Wilma non aveva mai visto X10 mangiare, né aveva mai visto  un “ cibo” così.

Sì, lei mangiava di solito pillole colorate e anche profumate, qualche volta una cremina che X10 toglieva da una scatola. Wilma osservava l’uomo – robot assaporare  quella “roba” che teneva in mano e decise di imitarlo. Si fidò di lui, del suo occhio ridente. Prese dalla sua mano (sfiorandola ne sentì tutto il tepore) lo strano oggetto e se lo portò alla bocca. Morse, un piccolo morsettino, un chicco dopo l’altro, giusto per capire e sentì una cosa come mai le era successo prima: un gusto dolce, aspro, sugoso, profumato, tenero. Qualcosa le gocciolò sul mento. Masticò piano, poi provò a deglutire e riprovò con un altro morso. A quel punto l’uomo – robot disse “Buona l’uva?” e Wilma capì le sue parole, le capì come se loro due parlassero la stessa lingua. Meravigliata di sentire la propria voce, lei rispose “ Gustosissima, mai mangiato prima una cosa così buona. Mi chiamo Wilma”.

Si presentò:“ Benvenuta, Wilma, io sono nonno Beny”.

“Nonno?  chiese Wilma e cosa vuol dire? “Come uva anche nonno era una parola che non aveva mai sentito. Nonno Beny si sedette vicino a lei e cominciò a raccontare una storia, la più bella che Wilma avesse mai sentito. La storia della sua famiglia, di mamma Lisa e papà Michele, che una volta avevano avuto una mamma e un papà anche loro. E che per lei, Wilma, erano i nonni. Mamma e papà, diventati grandi, se ne erano andati da casa, lontano, a vivere dentro una città-laboratorio dove tutto era molto tecnologico, nuovo, virtuale. Si vergognavano di aver vissuto per anni su quelle terre, coltivate dalle mani dell’uomo, di aver vissuto in una casa col cortile di terra, dove le piante per un po’ fiorivano e facevano frutti ( anche buoni a dire il vero) ma poi  lasciavano cadere le foglie e diventavano spoglie, sporcando le strade e i marciapiedi. Dove un giorno c’era caldo, anche troppo a volte e sudavi. Ma poi veniva la pioggia dal cielo e bagnava tutto, case, persone, terra e ti sporcavi se uscivi a lavorare, a giocare. Dove avevi piccoli animali (galline) che ogni giorno facevano un uovo, una cosa calda, ovale, una bontà. Dove stavi in cucina a preparare con le tue mani una cosa calda e profumata, buonissima da mangiare: il pane. Dove soprattutto i bambini vivevano insieme con  mamma, papà, con i nonni e i fratelli ( fratelli? anche questa era una parola nuova si disse Wilma). I genitori lavoravano vicino casa così colazioni, pranzi e cene erano consumati insieme, tutta la famiglia attorno ad una tavola che conteneva i frutti delle loro fatiche. Lisa e Michele però avevano voluto andarsene nel paese TG, dove tutto era automatizzato, perfetto. Nel paese TG la vita era molto diversa da quella che avevano lasciato: robot di ogni forma e tipo erano pronti a servirti sempre di tutto punto. Nessuna fatica fisica, niente confusione di bambini e nonni in casa. Un figlio, forse, ma non tutte le coppie adulte lo sceglievano. Che vuoi! Gli impegni delle giornate erano tanti e il mondo era comunque popolato da tanti robot che potevano essere scambiati per uomini e donne. Così si erano sottoposti ad una operazione per cancellare i ricordi, condizione assolutamente necessaria per entrare nel mondo TG (e non era facile riuscirci!). Prima di tutto infatti dovevi pulire la mente, cancellare il passato e poi metterci dentro i nuovi programmi.

Ma nonno Benny era stato straordinario. Lui non aveva cancellato i suoi vecchi programmi che aveva nella mente, i suoi ricordi. Nonno Beny aveva studiato per capire questo mondo TG. Quello che gli bastava per sabotarlo.

Così, un giorno, proprio quel giorno, di nascosto era entrato nel mondo TG, aveva dato una ritoccatina a qualche megacomputer e lo aveva mandato in tilt. Era bastato poco per fermare i programmi di TG. Un po’ di fantasia e creatività, caratteristiche quasi sconosciute nel mondo tecnologico. Per questo Wilma non aveva più trovato  X10,  le si era aperto il cancello, aveva trovato le strade vuote,  aveva imboccato la via che l’aveva portata sul fiume (così si chiamava quella strada di acqua) dove nonno Beny la aspettava. Tra poco, lui ne era sicuro, sarebbero arrivati anche Lisa e Michele. Quello era il fiume che scorreva vicino alla loro vecchia casa, dove avevano nuotato (ma che significa?), pescato (che vuol dire?) si chiedeva Wilma. Quelle le colline dove avevano mangiato le uve più buone.TG era stato annientato dal nonno Beny. I RICORDI del Vecchio Mondo erano tornati nella mente di tutti, anche di mamma e papà. Wilma prese la mano del nonno e sorrise.

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