Il Nuovo Mondo di Sofia

Sofia stava seduta lungo il fiume, appena oltre la recinzione del giardino, un prato in discesa, una riva, una scarpata. Fatto assolutamente insolito poiché le persone vivevano sempre dentro casa, impossibile muoversi, andare altrove.

Ma stanotte lei era sfuggita alle rigide regole che governavano la vita di tutta la società.

Non aveva resistito al richiamo dell’acqua. Ogni notte, infatti, quando il silenzio calava sul mondo, Sofia si metteva in ascolto. Le pareva che il fiume suonasse per lei. Che le parlasse. Che la chiamasse. Allora, da sotto le coperte, cominciava a cantare, canzoni sempre nuove e strane. In attesa del sonno.

Per questo quel giorno era uscita. In pigiama e a piedi nudi aveva raggiunto il fiume.

Restò qualche istante ferma per abituare lo sguardo al buio fondo.

La osservava un sottile spicchio di Luna. Tutto il resto era nera pece.

Si mosse lentamente fino a sentire i piedi toccare l’acqua. Avanzò un poco, sapeva che lì vicino c’era un grande masso sul quale aveva immaginato, ah! quante volte, di salire per accoccolarsi al sole.

Cominciò a distinguere voci, sussurravano parole sconosciute. Non capiva nulla di quel brusio. E sì che conosceva diverse lingue!

Era una ragazzina curiosa, le piaceva conoscere storia, geografia, nuovi idiomi. Sentiva che le sarebbero stati utili per camminare nel futuro. Tanti sogni le frullavano in testa. Il primo, forte e grande, era viaggiare. Forse perché i suoi giorni conoscevano orizzonti molto limitati e li sentiva ogni giorno più stretti.

In una delle sue frequenti ricerche, Internet spiegava tutto, trovò sul dizionario alcuni vocaboli ormai in disuso. Tutto ciò che aveva il sapore e il colore del passato, attirava stranamente la sua attenzione, non c’era lettura altrettanto avvincente.

Entrare in un dizionario per lei era già un anticipo di viaggio.

Il vocabolo viaggiare lo conobbe proprio così. Scoprì che era la sua parola magica, quella che le avrebbe spalancato le ali e permesso di andare lontano.

La parola infatti significava spostarsi da un luogo all’altro, anche molto lontani tra loro. Si viaggiava utilizzando diversi mezzi di trasporto, come scoprì su Internet. Aerei, treni, auto… Tutti vocaboli sconosciuti. Ma ora erano divenuti per lei molto familiari. Aveva letto che funzionavano a motore, consumavano carburante e scoprì che i gas di scarico erano tossici.

Questo era un problema serio, non poteva pensare di avvelenare il mondo, lei!

Ma non era questo il momento di preoccuparsi. Era sicura di poter escogitare altre modalità di spostamento. Non sapeva ancora quali ma avrebbe realizzato il suo sogno.

Perché il suo futuro lo vedeva pieno di viaggi. Sarebbe partita alla scoperta del mondo che esisteva oltre i pochi chilometri quadrati che conosceva, quei pochi che poteva percorrere.

Un brivido umido e freddo la risvegliò dalle fantasie. Era calato il silenzio, ora udiva solo il fruscio dell’acqua corrente.

Rientrò in casa. Nessuno si era accorto della fuga.

Per Sofia l’incontro notturno col fiume divenne un appuntamento fisso. Ogni volta che arrivava sulla riva e toccava l’acqua, si accendeva il brusio di tante voci. Imparò a distinguere i timbri e i toni, a ogni suono associò un’immagine. Di sicuro erano esseri acquatici curiosi quanto lei e volevano dialogare insieme.

Notte dopo notte apprese la lingua di fiume, fino a che improvvisamente si accorse di usarla speditamente.

Quando la sua voce sussurrò nella notte il brusio si spense in bramosa attesa.

Siii! Ora Sofia poteva comunicare con quelle voci, anche se erano ancora senza volto.

Domande e risposte si alternavano nella notte. E fu gioia immensa.

Ad ogni incontro Sofia raccontava di sé, della sua vita, dei suoi sogni e interrogava sempre più curiosa.

Fu così che conobbe la “Storia dimenticata della Terra”.

Neppure l’immensa memoria di Internet conteneva un briciolo di quei racconti.

Ad ogni appuntamento le voci regalavano a Sofia un pezzo di quella storia, le immagini prendevano forma e vita nella mente della ragazzina.

Lei vedeva un pianeta, nell’ azzurro – verde i suoi abitanti erano liberi di muoversi, di incontrarsi, di giocare, lavorare, cantare, festeggiare insieme.

Acqua, cielo, piante, animali e umani condividevano lo stesso suolo. In armonia.

Fino a quando il Regno dell’Ombra, invidioso di tanto bene, decise di conquistare la Terra.

Fu guerra, silenziosa all’inizio, poi dichiarata e combattuta apertamente.

Fu una strana lotta. Incredibilmente colpiva i cuori delle persone.

L’Ombra li avvolgeva trasformandoli. Divenivano piccoli, ripiegati su sé stessi come un pugno chiuso, simili a pietre.

Tra gli umani crebbero discordia, liti, gelosie, sete di potere e di dominio.

Man mano che Sofia seguiva il racconto entrava nella “storia” vivendone ogni aspetto.

Ogni notte Sofia entrava e usciva dalla “storia dimenticata”, viveva il passato per poi rientrare nella sua quotidianità.

Negli ultimi incontri ascoltare si era fatto doloroso, il cuore accelerava, il pianto usciva irrefrenabile. Soffriva terribilmente, le pareva di non poter tenere dentro di sé un così grande segreto. Capiva però che se avesse confidato qualcosa gli incontri notturni sarebbero cessati. E lei non voleva accadesse questo. Per quanto fosse difficile “conoscere”, voleva arrivare alla fine della storia.

Perché un’idea aveva cominciato a prendere forma in lei.

Se il fiume l’aveva scelta come depositaria delle umane vicende, un motivo doveva esserci. Le brillava dentro.  Lo vedeva.

Attese l’incontro notturno con trepidazione.

Quella notte, lo sapeva, le sarebbe stata affidata la missione: vincere il Regno dell’Ombra e dare nuova vita alla Terra e ai suoi abitanti.

Scese la riva correndo, si tuffò nel buio, sentì l’acqua vibrare intorno al corpo e d’improvviso in cielo si accesero le stelle.

Sofia non le aveva mai viste, i cieli che conosceva erano profondamente bui ma sapeva che quelle luci erano il nuovo firmamento per la nuova Terra.

2 pensieri su “Il Nuovo Mondo di Sofia

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