Oggi visita a Possagno: la casa, il brolo, la gypsoteca, i locali di lavoro, tutto rievoca tempi d’altri tempi, estati lontane, odori, rumori, profumi che forse lo stesso Canova ha “vissuto”.

È nato nel 1757 eppure, qualcosa di lui aleggia in questi luoghi, in quest’aria.

Ha ricercato, a modo, suo, l’immortalità.

Attraverso la bellezza.

Che aveva insita nell’anima, nella mente, che ha ripescato dai classici, che ha respirato in questi luoghi.

La pace, l’equilibrio, la serenità… qui, in questa terra, c’erano.

Ha cercato se stesso lontano, a Venezia, a Roma, nei suoi viaggi per l’Europa.  Ma poi è rientrato qui.

Qui ha voluto lasciare un segno importante, il tempio.Qui il fratello, prezioso interprete dei suoi desideri, ha riportato tutto ciò che gli apparteneva e che stava nel suo atelier a Roma.

Qui ha creato, per lo spirito inquieto di Antonio, il luogo dell’anima: la Gypsoteca. Qui alcuni suoi lavori hanno trovato il posto, la luce, qui narrano ai visitatori la vita intensa di un artista che cercava l’eterno.

Nel bianco immacolato delle sale, nella luce che penetra dal cielo, esterno, nella luce interna. E si propaga lassù, verso l’alto, lungo la salita, per esplodere nel bianco immenso tempio che nel suo immoto silenzio parla al mondo.

Una lingua universale: parte da qui il messaggio, si distende nella pianura, si ferma e sosta nel biancore dei gessi, nell’intimità del brolo, del roseto.

Poi si alza, riparte, veleggia lontano.

Il divino e l’umano qui si fondono.

C’è un messaggio, Antonio lo ha inciso nel marmo: cerca te stesso.

Ti troverai là dove sta la sorgente.

Il ciclo della vita, quel serpente che, in tondo, si morde la coda, è raccolto qui: da questi luoghi partito, bambino, in mano uno scalpello, la mano di Nonno Masino sulle spalle, giovani, incerte.

Tu Icaro, lui Dedalo.

Bambino alzatosi in volo, hai cercato la luce del sole.

Le tue ali ti hanno portato lontano, non era molle cerea a saldarle. Era volontà, talento, tenacia, fame di conoscenza, ricerca di bellezza, di eterno. Ali forti, ali solide, che il Nonno Masino con sapienza, con tenerezza, ha poggiato sulle tue spalle.

In quell’abbraccio c’è tutto l’amore di un padre, quello che avevi perduto troppo presto, infante ancora.

Un padre che è stato sempre con te.Ti guardava con gli occhi di Nonno Masino, ti amava con cuore di nonno, attraverso il suo duro lavoro, le sue mani, ha guidato le tue piccole dita ad alzare il duro velo di pietra, per scoprirvi gli infiniti tesori. 

Sei qui ancora, legato ai muri della casa natale, agli alti monti che frenano i freddi venti del nord. Riposi e cammini, ti vedo tra le tue aiole.

Percorri la lunga strada che hai immaginato: da Possagno a Venezia, attraversando il tuo giardino, quasi a contenere profumi, aromi, colori tepori del luogo natale.       

Dimmi cosa ne pensi, te ne sarei grata.

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