Ultimo impatto

 Lo avevano annunciato da tempo gli scienziati. Sarebbe giunto un asteroide, una stella di luce avrebbe incocciato la Terra. L’incontro – scontro era previsto per il Dies Solis Invictus. Proprio quando il Sole sarebbe tornato a percorrere in cielo archi sempre più ampi.

Mariluce e Giovanni non avevano udito le notizie lanciate ovunque nel mondo. Annunci di timori, ansie, paure via via crescenti.

Fiumi umani correvano sbandati tra monti e pianure, scappavano su nastri asfaltati. Verso dove non lo sapevano. Seguivano ossessivamente le indicazioni che segnalavano la presenza di bunker di cui non sapevano neppure dell’esistenza.

I due bimbi erano lontani da tanto rumore e caos. Vivevano nel bosco, con mamma e papà, fuggiti con addosso il marchio degli untori. Lì avevano trovato un luogo accogliente per sopravvivere. Il bosco offriva riparo, nutrimento… quanto bastava per resistere, giorno dopo giorno. Mamma e papà insegnavano a distinguere, nell’abbondante natura, cibo, medicamenti, veleni. Scuola di vita vera, vita intessuta tra pareti di legno, nel profumo della resina fumante, affetti avvolgenti più di morbide coperte. Erano usciti da poco alla ricerca di muschio. La “calinverna” aveva imbiancato il mondo di lucenti cristalli. Il silenzio calava amico sul candore scintillante. Un pettirosso saltellava davanti ai loro passi. Raccolsero anche il pungitopo che spiccava nel bianco con le sue rosse bacche. Rientrarono così carichi mentre le ombre della notte scendevano tra i rami nudi del bosco. Era la notte del ricordo, mai morto, di una storia accaduta tanti anni prima. Nel silenzio Mariluce e Giovanni sistemarono il loro raccolto nello spiazzo preparato da mamma e papà. Era tutto pronto, quasi. Mancava solo la stella. Ma quella sarebbe venuta dal cielo per fermarsi lì, sopra la loro capanna. Doveva annunciare l’arrivo del Piccolo Re.  

Gli scienziati e i Grandi del mondo, rintanati nei loro uffici rinchiusi dentro i bunker, seguivano col fiato sospeso la rotta dell’asteroide. Già facevano il conto alla rovescia, il momento dell’impatto era vicino.

Nel bosco si levarono lontani belati, sulla radura pian piano arrivavano agnelli giunti da chissà dove. Il buio era profondo, nessuna traccia di cometa. Mariluce e Giovanni accovacciati accanto a mamma e papà, avvolti in morbide pelli, aspettavano la Luce.

Fisici e astrofisici, astronomi e universofisici di tutto il mondo seguivano la rotta di collisione dell’asteroide. E finalmente si levò, grande come uno tsunami, un sospiro di sollievo. Era diretto tra i monti e le foreste, lontano dai centri abitati! Già si alzavano in piedi battendo le mani, piroettando dopo tanta paura.

Là nel bosco, chissà se cometa o globo luminoso, la Luce stava sospesa sulle cime degli alberi. Il bosco si animò all’improvviso: arrivavano uccelli e volpi, lepri e scoiattoli ognuno portava nel becco o tra i denti un frutto. Nel silenzio le voci della terra e del cielo si unirono in un unico canto.

Nei laboratori blindati sottoterra, sotto metri di cemento, scienziati e Potenti della Terra brindavano ubriachi di soddisfazione. L’asteroide non era caduto sul Pianeta, non si era schiantato sull’uomo e sulle sue città. Si era dissolto nell’atmosfera prima ancora di toccare il suolo. Chiusi tra gli spessi muri, immersi in follie spumeggianti, più non guardavano schermi e monitor. Non si accorsero di quella luce sospesa sopra i Monti Bianchi.

Sui Monti Bianchi tutti gli abitanti del bosco festeggiavano l’arrivo della luce e fu Natale. Anche Giovanni e Mariluce sapevano che li avrebbe accompagnati ovunque fossero andati. Era tempo di abbandonare il luogo del ritiro, era tempo di andare verso il mondo. Non attesero l’alba. Si incamminarono subito. Iniziava così la loro missione di Guerrieri di Luce.

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