Direzione San Bovo

Sto comodamente seduta su una panca sul lato est dell’Eremo. Sole, poche foglie appese, rami nudi puntano al cielo, un festoso scampanio mi giunge dalla Valle, forse da Campese.

Forse non è uno scampanio festoso ma il suono che accompagna un funerale.

Solo che da qui, dove giunge attutito il ronzio continuo del traffico giù in pianura, le campane sembrano cantare.

Si inframmezzano alle loro note cinguetti d’uccelli, penso siano pettirossi.

Non fosse per la paura che ormai pervade ogni ambito della vita, sarebbe da venire qui spesso, camminata, panino, sosta, lettura, preghiera, anche solo stare assorta a respirare la vita, quella che, stando dentro i quattro muri, pian piano si dimentica.

La paura di scivolare, diffidenza verso gli umani, più non si sa di chi ci si può fidare.

Oggi ho lasciato da parte i timori e sono venuta sola. La camminata non è impegnativa e velocemente sono stata catapultata in un altro piano dell’esistenza. Non per niente qui, tanti secoli fa, venne costruito un eremo, alla ricerca del silenzio in un mondo che di sicuro era più silenzioso di quello attuale.

Silenzio e solitudine, isolamento, star soli dentro il creato con la propria anima in un confronto diretto e appassionato con Dio.

….

Ancora le campane, il suono accompagna un feretro, ora riconosco il rintocco. In tempo di Covid, ambulanze e campane scandiscono la corsa disperata per salvare la vita terrena, il saluto mesto a chi l’ha abbandonata.

Visti i problemi legati all’epidemia, si è più attenti ai segnali uditivi, visivi…. Perché si vive in attesa… di notizie, di accadimenti, di timori realizzati, di speranze immaginate.

Camminare per sentieri deserti, immersi nei suoni del Creato, è vivere in un mondo dove non valgono le regole della così detta società.

Qui puoi solo preoccuparti se piove o se c’è il sole, se arriva la notte o se è giorno, se hai un panino, un po’ d’acqua…

Qui si può dimenticare l’epidemia, il contagio, le ricadute negative su ogni piano dell’esistente, gli oceani di fanfaluche e chiacchiere e leggi che ci ingolfano la mente, ingorgano la vita, creano gabbie rigide dove devi contare i passi.  

Qui domina il silenzio, non è assoluto, è ricco di mormorii, di sfogliature, di soffi impercettibili, di canti e cinguettii, di guizzi improvvisi tra i sassi, di foglie rovistate, di passi sgretolanti terra e tappeti rossi gialli.

Qui sei tu e tu, tu con te stesso, a confronto, non puoi sfuggire a ricordi, immagini, suoni, spezzoni di vita… Riemergono a forza dal profondo, non si possono trattenere ancora nel buio.

E qui misuri la tua piccolezza con l’immensità di spazi che ti avvolge e non puoi non vedere, non sentire Dio.

Qui nasce l’incontro, nel silenzio esteriore e interiore, qui accadono eventi meravigliosi altrimenti impediti da rumori inutili.

Qui rivelazioni, luci, squarci in te, fuori di te, segmenti nuovi di vita si aprono davanti ai passi del cuore mentre gli scarponi calpestano sentieri noti.

Dimmi cosa ne pensi, te ne sarei grata.

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